sabato 29 dicembre 2012

Na tale euforia.

Che cos'è il Natale?
Domanda ambigua, dalle mille sfaccettature, che porterà quasi sempre ad una non risposta. 

Che cos'è per TE il Natale? 
Domanda meno ambigua e che permette di valutare soggettivamente cosa ognuno di noi pensa del Natale.

+Alfonso Tulli ci spiega il Natale da un punto di vista crudo e crudele, ma sicuramente molto onesto (se siete curiosi leggete qui). Una verità che fa male a chi ancora quasi crede a un San Nicola americanizzato che con la sua slitta vola a portarci doni. Una verità che spiega per bene da dove nasce questa festa. 
Qualcuno crede ancora che il Natale rappresenti la nascita di una divinità e per questo è giusto festeggiare.
Qualcuno non pensa niente e si adegua alla massa informe che si violenta alla disperata ricerca del regalo di Natale originale, per poi ritrovarsi il 24 Dicembre con le sempreverdi sciarpe da impacchettare. 

Cos'è il Natale?

A dire il vero per me, ormai da vari anni, il Natale è la festa dell'Incontro. Il ritrovarsi insieme ai propri familiari e amici a festeggiare un qualcosa, che si potrebbe anche chiamare Spaturno per quanto mi riguarda. Potrebbe anche non esserci l'obbligo del regalo. Ma ciò che succede in quei tre giorni di Dicembre (24, 25 e 26) ha a che fare con i più vecchi e sani istinti dell'essere umano: ritrovarsi con le persone più care, mangiare cibo a volontà, giocare, divertirsi e sentirsi, per qualche ora, una persona felice e spensierata libera da tutto. Si possono avere 100, 1000, 100.000 amici virtuali su internet, ma in quei giorni sono quelle 20 persone che conosci da una vita a dare un senso a tutto.







lunedì 10 dicembre 2012

Aperto tutta la Notte




Da pochi giorni ho finito di leggere un romanzo di David Trueba: Aperto tutta la notte.
Questo libro, dal sapore molto spagnolo, ci riporta in una Madrid degli anni '80, all'interno della nuova casa della famiglia Belitre. Una famiglia composta, oltre che dai genitori e dai nonni paterni, da ben sei figli maschi. Nonostante questa forte componente maschile, è la Donna a far da padrona in questa storia. L'amore che colpisce ogni componente della famiglia è il filo conduttore di un intreccio di vicende e colpi di scena in cui la famiglia Belitre, fra segreti e fantasie, si ritrova coinvolta. Una sconvolgente estate in cui, nonostante il retrogusto un po' amaro della storia, la famiglia sembra prima spezzarsi per poi stringersi attorno a sé.

Lo stile fresco e asciutto dell'autore coinvolge facilmente nella lettura e, nella sua semplicità, ci permette di vivere la storia come se fossimo dei vicini di casa curiosi di osservare questi bizzarri personaggi. Un libro che vi consiglio anche perché, nella sua brevità, potrete leggerlo velocemente in queste fredde notti invernali.

domenica 2 dicembre 2012

Connessioni Smarrite

Il nostro cervello è composto da miliardi di neuroni, tutti collegati fra loro in maniera complessa e ingegnosa in un'intricata ragnatela di sinapsi. Ciò produce tutto ciò che siamo, ricordiamo e possiamo immaginare. Una ricca e meravigliosa macchina capace di creare, inventare ed emozionarci ogni giorno. 

Ora provate a immaginare il mondo, coi suoi 7 miliardi di abitanti, come un grande cervello e immedesimatevi in uno dei suoi neuroni. Tutte le vostre connessioni con le persone che conoscete sono delle sinapsi umane e tutte le relazioni fra gli abitanti della terra creano un'intricatissima mappatura di conoscenze. Consideriamo le sole amicizie su Facebook, anche se sicuramente vi siete relazionati in forma più o meno prolungata con molte più persone di quelle presenti nella vostra lista di amici. Quanto siamo capaci di ricordare, condividere e imparare dalle sole condivisioni che ogni giorno abbiamo su Facebook? Ma soprattutto, quanto è importante ricordare, condividere e imparare ogni giorno con qualcuno di completamente diverso da noi?
Nonostante la società si sia evoluta negli ultimi decenni, esistono ancora suddivisioni e separazioni enormi e futili. Ricchi e poveri, bianchi e neri, alla moda e sciatti. Eppure, nonostante a qualcuno faccia ancora storcere il naso, siamo tutti quasi uguali. Siamo tutti neuroni di un pianeta che soffre e fatica a evolversi a causa di questi coaguli sociali che non riusciamo ancora a sciogliere. Ci hanno reso cocomeri quadrati, comodi per essere inscatolati meglio, evitando di lasciar spazio alla nostra fantasia, al ragionamento e alla nostra naturale forma e dimensione.



Troppo spesso ci si rinchiude come pecore in un recinto fatto di pregiudizi, affinità e classi sociali, imposte da un sistema a cui fa comodo suddividerci in queste categorie.
Frasi del tipo: "abbiamo solo fatto il militare insieme", "siamo solo colleghi di lavoro", "abbiamo solo seguito gli stessi corsi all'università", "era solo un vecchio compagno di classe" fanno capire come spesso noi stessi abbiamo voluto tagliare quei ponti con centinaia di altri neuroni, che avrebbero potuto darci oggi molto più di quello che abbiamo riguardo a conoscenza, esperienza ed evoluzione.
Per fortuna internet e social network come Facebook ci permettono ora di liberarci da queste catene e ricreare delle sinapsi con persone con cui era venuto meno il contatto. Ogni persona che conosciamo può darci molto più del motivo per cui la conosciamo. 


mercoledì 28 novembre 2012

Il Poker come scuola di vita

Negli ultimi mesi ho deciso di dedicare maggior interesse ad uno dei giochi più famosi degli ultimi tempi: il Poker Texas Hold'em.
Nella modalità torneo, questo gioco è uno dei più complessi ed emozionanti che io conosca. Da vari anni mi diverto a giocare online tramite il portale PokerStars, ma dal vivo, a parte qualche torneo casalingo fra amici, non avevo quasi mai giocato. Ero conscio che in un vero torneo sarebbe stato tutto diverso. Affrontare giocatori semiprofessionisti che ogni giorno spendono gran parte del loro tempo a giocare o a studiare questa disciplina è sicuramente un'altra questione.
Ho quindi avuto modo di partecipare ad alcuni tornei con circa 100 giocatori ognuno, quasi tutti più bravi e con più esperienza di me. Il mio è stato un esperimento (che spero di poter continuare) utile a studiare maggiormente questo gioco e i giocatori.

Sono rimasto stupito da come venga valutata la fortuna. Una componente presente anche nel Poker, sicuramente da tenere in considerazione, ma con un'incidenza minore rispetto alla bravura. Amo ripetere spesso "Con la sola fortuna non si vince un torneo, con la sfortuna si può essere eliminati". Un concetto che può sembrare sciocco per chi non ha mai giocato seriamente. Il fatto è che la partita a casa fra amici e parenti non simula neanche lontanamente quello che si deve affrontare in un torneo ben organizzato e strutturato. 
Un giocatore occasionale difficilmente arriverà al tavolo finale, ancora più difficilmente arriverà alla vittoria.

Purtroppo però ancora in troppi ritengono la fortuna il fattore principale e la usano come scusante alle loro lacune e incapacità. Troppo spesso anche in questi tornei ho sentito le frasi: "sono stato sfortunato", "non ho avuto mai carte buone", "non ho mai agganciato un punto". Un giocatore con un minimo di conoscenza del gioco e di capacità sa che, più o meno, tutti, anche all'interno di un singolo torneo, avranno qualche mano sfortunata, quasi sempre mani di partenza bruttissime e raramente punti finali più alti di una coppia.

Il Texas Hold'em in modalità sportiva è un gioco stupendo per la sua equità. Tutti partono con lo stesso quantitativo di chip degli altri. Un disoccupato può affrontare un imprenditore con gli stessi mezzi, le stesse chip. La casualità con cui vengono distribuite le carte è a sua volta più che imparziale.
Cosa fa la differenza? Tutto il resto. La tecnica, la freddezza, la psicologia, in una sola parola: il POKER!
La bravura del singolo prevale, si nota, mano dopo mano. Molto interessante è l'enorme similitudine fra l'approccio usato nel gioco e quello usato nella vita reale. A parte i campioni, che riescono a variare il loro gioco in qualsiasi modalità, i principianti approcciano al poker in base al loro atteggiamento reale, rientrando in una delle quattro categorie principali in cui possono essere catalogati i giocatori di Poker.
I passivi totali (Caller o Calling Station), quelli che non vogliono mai prendere una decisione, e non fanno mai un azione. Attendono ciò che gli riserva la sorte senza quasi battere ciglio.
I parsimoniosi, più oculati (Tight), che vogliono entrare in gioco solo con una mano di partenza forte, avere una base solida su cui fare i propri investimenti e cercare di guadagnare il più possibile in ogni loro mano.
I sicuri, che giocano quasi tutte le mani (Loose) e fanno del bluff la loro principale arma. A differenza dei Tight, la loro mano di partenza è di poco conto. Si affidano alla loro sicurezza, alla convinzione (a volte esagerata) di esser più bravi ed esperti degli altri.
Infine ci sono gli insani (Maniac) che si ritrovano ad agire senza uno schema preciso, senza esser certi di ciò che stanno facendo.

I giocatori più esperti e che hanno capito un minimo il gioco (o la vita?) scelgono di giocare Loose o Tight ma, se ci fate caso, noterete come i Loose saranno quasi solo uomini (o ragazzi), solitamente sicuri di sè, molto carismatici, a volte anche un po' sbruffoni; mentre i Tight saranno la quasi totalità delle donne, più avvedute e attente, e gli uomini più timidi e insicuri, a volte impauriti di rischiare qualcosa di troppo.

I Caller e i Maniac sono invece le variabili impazzite della vita e del gioco. Persone di cui non puoi capire nulla, o perché totalmente chiuse e passive, o perché eccessivamente pazze e azzardate.

Io sono un Tight, voi cosa siete?




venerdì 2 novembre 2012

Il bello del Blog

Il bello di avere un blog è poter avere il tuo piccolo appartamento virtuale in cui puoi disporre le idee come più ti aggrada. Questo blog mi ha permesso di ideare, sperimentare, annotare e commentare tutto ciò che volevo quando volevo. 
Da sempre nella mia testa, ogni giorno, scrivo centinaia di post, però poi tendo a dimenticarli, a confonderli. Grazie e questo archivio ora posso rileggere pensieri che probabilmente avrei dimenticato se non li avessi trascritti qua. 
Questo blog è un luogo in cui posso, ad esempio, prendere appunti per potenziali racconti: "Fuga nel Silenzio" e "Delirium" sono due esempi. La cosa bella è che posso iniziare e interrompere quando voglio tutto ciò che inizio. Infatti, anche se apprezzo il commento, la critica o la semplice battuta, non cerco la notorietà. Non mi interessa inseguire perfetti sconosciuti per convincerli a seguire i miei pensieri, le mie idee. 
Se qualcuno li incrocerà sarà per un attimo, ognuno poi sceglierà se voler espandere o no quel momento. Ci sono milioni di blog, uno più interessante dell'altro, sarebbe sciocco pretendere che tutti si fermino ad ammirare le mie fantasie. Io stesso amo rimbalzare da un blog all'altro apprezzando maggiormente proprio quelli che, come il buco di una serratura, ti mostrano uno spiraglio della persona che si nasconde dietro quella porta.


sabato 27 ottobre 2012

We are all living in Berlino

Berlino è una città da vedere almeno una volta nella propria vita. Soprattutto per chi vive a Roma. Berlino è l'antitesi di Roma. Una città quasi totalmente ricostruita e moderna che lascia respirare le sue strade e i suoi cittadini. Una città che dà spazio alle auto, ai mezzi pubblici, ai pedoni e ai ciclisti. 
Io e mia moglie abbiamo avuto il piacere di visitarla con la splendida compagnia di due persone che, fra i tanti pregi, parlavano tedesco e ci hanno tolto l'annoso e fastidioso compito di dover comunicare con albergatori, commessi, ristoratori e via dicendo.

I fantastici 4, una volta arrivati al Leonardo Hotel e sistemati i bagagli, hanno deciso di visitare per prima cosa uno dei simboli della capitale: AlexanderPlatz
 
La piazza rappresenta appieno la continua ricostruzione e il rinnovamento di una città che più volte è rinata dalle sue ceneri. La torre della televisione, alta e imponente, svetta come punto di riferimento su una lunga piazza che regala una storia secolare. Particolarmente belli Marienkirche e il Rotes Rathaus.

Dopo una cena tipica nell'ottimo Gerichtslaube, l'albergo e il letto ci hanno accolto per ricaricare le batterie e i muscoli.

Il mattino seguente, dopo una tipica colazione tedesca, la prima tappa è stata Potsdamerplatz: una piazza in cui l'architettura moderna e tecnologica la fa da padrona. 

Il grattacielo triangolare di Renzo Piano, il Sony Center e i palazzi di Giorgio Grassi sono solo alcuni degli edifici che sbalordiscono la vista dei turisti. E in quale piazza potevamo trovare il Legoland Discovery Center se non qua? Un museo interamente fatto di LEGO in cui siamo tornati bambini: un must!
Ritornati al mondo reale, ci siamo goduti la splendida vista del Panoramapunkt, che dal suo ventiseiesimo piano (l'ascensore più veloce d'Europa ti ci porta in soli 3 secondi) ci ha permesso di ammirare dall'alto tutta la città.

Dalla piazza si raggiunge velocemente a piedi uno dei monumenti più particolari che io abbia mai visto: l'Holocaust-Mahnmal


A poche centinaia di metri si trova la Porta di Brandeburgo, tappa obbligatoria in un viaggio a Berlino, così come lo è una visita ai resti più significativi del Muro. Meno obbligatori, ma sicuramente interessanti, sono il Bauhaus-Archiv e la cupola del Bundestag


La lunga giornata si è poi conclusa con una seconda cena tipica tedesca al ristorante Xantener.

Secondo giorno, seconda colazione a base di uova e pancetta, per darci la giusta carica per la lunga passeggiata richiesta dallo Zoo


Vederlo tutto ci avrebbe occupato l'intera giornata e avrebbe richiesto due gambe di riserva. Non avendo né l'una né le altre vi abbiamo trascorso la "sola" mattina, per poi proseguire nel pomeriggio al Duomo di Berlino.

 
Un ottimo posto dove sedersi, riposarsi e contemplare gli splendidi particolari di uno degli edifici più imponenti di tutta Berlino.
A pochi metri dal duomo abbiamo visitato il Pergamonmuseum.


Oltre al magnifico altare di Pergamo (che dà il nome al museo) si possono ammirare la Porta del mercato di Mileto e la Porta di Ishtar, due imponenti opere che lasciano tutti a bocca aperta. 

Le gambe hanno iniziato a chiedere pietà, ma per fortuna la nostra gita si è conclusa lì. L'albergo ci ha accolto per l'ultima notte. La mattina dopo, bagagli in auto e... pensavate fosse finita qui? Illusi!

Lo splendido castello prussiano di Charlottenburg non poteva essere ignorato.


Le sue numerose stanze ricche di sfarzo, in pieno stile del Barocco italiano, ci hanno accompagnato alla scoperta della storia di Sofia CarlottaFederico I di Prussia e della loro dinastia.

E qui, purtroppo, finisce veramente la nostra gita a Berlino. Il viaggio dei fantastici 4 è in realtà proseguito in auto nel traffico tedesco (ho scoperto che in Germania c'è un traffico incredibile) verso l'ovest, ma questa è un'altra storia!

Alla prossima!


 

domenica 14 ottobre 2012

Le cinque fasi dell'elaborazione del lutto informatico

Il mio è un lavoro particolare, bellissimo e frustrante allo stesso tempo. Proiettato nel futuro ma ancorato alle tipiche incomprensioni che hanno segnato la storia: io faccio il programmatore.

Una volta programmare era una delle tante cose che sapeva fare un "Informatico". I veri pionieri di  questo lavoro erano dei factotum: dal microchip alla ricerca, dal software all'hardware. Col passare degli anni, anche questa disciplina è stata frammentata e burocratizzata, rendendo così il programmatore l'operaio del terzo millennio, alle prese con la sola creazione di software.

Queste armate Brancaleone dell'informatica si ritrovano spesso a dover affrontare il duro compito di creare un programma le cui funzionalità sono definite in un documento (più o meno dettagliato), avendo a disposizione il minor tempo possibile. Anche se non siete del mestiere, provate a immaginare la difficoltà di creare in fretta un software che sostituisca un lavoro fino a quel momento cartaceo o poco più, senza aver mai saputo nulla di quel lavoro. I clienti sono i più disparati e, di conseguenza, ci si ritrova in ogni progetto a dover imparare qualcosa di nuovo: da come viene amministrata l'energia a come viene gestito un lavoro ministeriale e così via. Questo è il bello del mio lavoro: conoscere tanti lavori. Purtroppo però il più delle volte, l'analisi (la fase iniziale di un progetto in cui gli analisti capiscono cosa il cliente vuole che si realizzi) è fatta male, di fretta e da altre società. I programmatori si ritrovano così a realizzare un software per un cliente senza mai parlare col cliente stesso. Un po' come correre con un polso legato alla caviglia.
Questo modo di lavorare comporta, nella maggior parte dei casi, la non perfetta realizzazione al primo tentativo di ciò che il cliente vuole (tenete presente che spesso neanche il cliente ha un'idea precisa di cosa voglia prima di vederselo di fronte). Questo implica che ad un certo punto il programmatore si accorga che ciò che sta realizzando sarà, in un certo qual modo, un fallimento. 

Quando ci si rende conto di questo, si attraversano le cinque fasi dell'elaborazione del lutto informatico.

1) Negazione o Rifiuto: in questa fase non si vuole credere che il progetto stia prendendo una direzione sbagliata. Non si dà retta al collega che fa notare l'evidenza. Tipiche le frasi: "Ma come è possibile che l'analisi sia sbagliata?", "Ma è possibile che il cliente voglia veramente questo?", "Non ci posso credere!".

2) Rabbia: in questa fase il programmatore vorrebbe azzannare la tastiera e qualsiasi collega gli capiti sotto tiro, soprattutto il collega che (secondo lui) è responsabile principale del fallimento. Si rischia di rovinare rapporti,  a volte anche amichevoli, e ci si guarda in cagnesco. Tipiche la frase: "Perché proprio a me?!"

3) Contrattazione o Patteggiamento: in questa fase si cerca di capire quanto del lavoro fatto sia da buttare nel cesso e quanto sia effettivamente quello che il cliente voleva. Si cerca quindi di correggere il tiro, sperando di avvicinarsi il più possibile al vero obiettivo. Tipiche le frasi: "Se rifacciamo questa parte, forse al cliente non farà troppo schifo", "Impostiamo per bene le prime funzionalità, almeno inizia con qualcosa di corretto".

4) Depressione: in questa fase si capisce che ormai il software in questa sua prima versione è spacciato, inutile ogni tentativo di refactoring. Ci si rende conto che l'obiettivo è distante o, peggio, ancora ignoto e si deve quindi arrivare alla consegna, pronti a ricevere le critiche e le eventuali richieste di modifica. Tipiche le frasi: "Questo software non finirà mai", "Questo software non funzionerà mai!".

5) Accettazione: quando si arriva all'ultima fase ci si mette l'anima in pace e si capisce che ormai quello che si sta realizzando sarà un parente lontano di ciò che il cliente si aspettava. Se si è stati bravi, il codice è pronto però a essere corretto velocemente, una volta ricevute le giuste indicazioni.  Tipiche le frasi: "Andiamo avanti così, inutile lottare ancora", "L'analisi fa schifo, non è colpa nostra".

Una volta superate queste cinque fasi, il programmatore è pronto a iniziare un nuovo progetto e riprendere il ciclo dall'inizio.



Google Trans... late

Oggi è il compleanno di una mia amica Turca. 'Sti cazzi, direte voi. Quello che volevo condividere con voi era il tentativo di farle gli auguri in turco aiutandomi con Google Translate.

La frase originale in italiano era: 

"Spero che Google Translate traduca bene, è la prima volta che faccio gli auguri in turco: BUON COMPLEANNO! Un abbraccio! ZioYkaro!"

Translate mi proponeva: 

"MUTLU YILLAR: google de tercüme umut, ben Türkçe istediğiniz ilk kez! Kucaklıyorum. ZioYkaro!"

Ora, per scrupolo e pignoleria, ho avuto (per fortuna) l'idea di provare a ritradurre in italiano questo turco improvvisato. Ho smesso di ridere solo pochi minuti fa:

"FELICE ANNO NUOVO: google translate speranza, voglio la prima volta in turco! Embrace. ZioYkaro!"

Ho sfiorato il caso diplomatico!

sabato 13 ottobre 2012

Occhio, ma anche orecchio.



In un periodo in cui la cultura è stata messa sotto il tappeto, mi accorgo giorno dopo giorno di come, nel vano tentativo di rialzarsi e guardare oltre la nebbia mediatica, si utilizzi un periscopio ormai inadatto.
Ci ritroviamo in un deserto di idee, di sogni e di informazione.
Venti anni di totale disinformazione non solo hanno permesso a tanti di agire nell'ombra, ma hanno anche devastato la passione del conoscere, la ricerca di noi stessi e di ciò che ci circonda. Le persone si annoiano nell'udire qualcosa che va oltre quel ristretto vocabolario che ormai conoscono a memoria. Uscire fuori dagli schemi è paragonabile ad una bestemmia, in un periodo in cui se non hai uno smartphone sei fuori moda. Ormai la priorità è diventata ciò che si ha e non ciò che si sa. 
Ma anche quando qualcuno, con fatica, cerca di informare, suggerire una via diversa da quella segnata dalle linee politiche e mediatiche, viene visto come uno strano, un fomentato. Siamo arrivati ad un punto in cui chi impone è un leader, chi suggerisce è un coglione. 
La cultura va diffusa e tutelata, in tutte le sue forme. Purtroppo siamo caduti così in basso che, per poter rialzarci e riuscire a far di nuovo correre la mente, dobbiamo toglierci prima quella polvere di banalità e sufficienza. Aprire le sinapsi per nuove informazioni, senza paura, senza timore di scoprire qualcosa che non si conosce.
Dobbiamo iniziare a scrivere meno e leggere di più. 
I social network permettono di condividere e informare creando una ragnatela globale di cultura e informazione, ma è inutile appendere milioni di manifesti se nessuno li legge. Errore madornale limitarsi al solo scrivere, sentendosi migliori di altri. La cultura è impacchettare un'idea, spedirla agli altri e far sì che venga capita e discussa. La cultura è avere un'opinione che vada oltre gli stereotipi. 
La cultura non è morta, è lì come un fungo, che aspetta solo di esser trovata e colta.

domenica 7 ottobre 2012

50 sfumature di Twitter

In questi ultimi mesi mi sono appassionato a Twitter e, come sempre, mi sono divertito ad analizzare le svariate tipologie degli attori che ne fanno parte e le interazioni che scaturiscono fra di loro.
Principalmente amo seguire i VIP perché da loro trovo i maggiori spunti di riflessione. Oltre a scoprire che non tutti se la tirano come si potrebbe pensare, seguirli mi permette di assistere alle migliori diatribe dialettiche.  
Questo succede perché su Twitter sono nate le TwitStar (persone sconosciute che a colpi di tweet ironici e provocanti sono riuscite a collezionare migliaia di follower). Questi se la tirano più di molti VIP anche perché, come in ogni ambiente chiuso, si creano fazioni, invidie e antipatie a volte molto infantili. Tutto ciò ha portato anche alla creazione di nuove malattie: la più diffusa è l'ansia da defollow.  



Ci sono persone che venderebbero le loro falangi per qualche decina di follower in più e appena qualcuno li abbandona soffrono più di un labrador nell'autostrada imprecando e ululando alla luna. Taluni non si spiegano come i loro Tweet (di merda) non piacciano! 
Per non parlare dei veri e propri saccheggi. Nello squallido tentativo di rendersi sempre più simpatici parecchi soggetti copiano spudoratamente i tweet degli utenti più carismatici spacciandoli per loro. Trovo questa azione di una stupidità assurda, soprattutto in un social network dove, giustamente, si possono condividere i tweet più belli. Quale orgoglio può dare un plauso per una tweet rubato? Mistero. 

Noto infine lo strano stupore di tanti (soprattutto i VIP) nello scoprire che la maggior parte degli utenti ama fingersi sul web ciò che non è. Anche Twitter ovviamente offre la possibilità di reinventare se stessi fingendosi qualsiasi cosa. L'esempio più comune è fingersi belli quando si è nella realtà poco più di un cesso. Ma allo stesso tempo ci sono (anche se in minore quantità) persone belle che si divertono a fingersi cessi. Nella vita reale si finge ogni giorno, volontariamente o no. Siamo uno, nessuno e centomila e internet aiuta a fingere ancora meglio. 
Non stupitevi quindi (e non rimanete delusi) se al primo raduno coi vostri tweetamici vi ritroverete circondati da  perfetti sconosciuti.

domenica 30 settembre 2012

Sfogo dello Scrittore

Riuscire a scrivere quando non si ha il tempo neanche di leggere è un problema. 
La tecnologia ti viene anche in aiuto offrendoti smartphone sempre pronti ad annotare le tue idee, ma quando le tue idee vengono disturbate dai tanti pensieri lavorativi-familiari, allora non c'è più nulla da fare. Ci si riduce così a scrivere due volte al mese anche quando in realtà si vorrebbe scrivere molto più spesso. Tanti blogger amano scrivere per loro stessi e per poter archiviare in un luogo sicuro le loro fantasie, le loro opinioni. Nonostante questo blog abbia meno di 18 mesi, rileggo spesso post che quasi non ricordavo. 

Pensavo di aver scritto da molto più tempo il post contro il sistema economico e questa finta democrazia in cui viviamo. (http://zioykaro.blogspot.it/2012/06/il-medioevo-va-sempre-di-moda.html)
Scopro invece che non sono passati neanche quattro mesi.

Quattro mesi in cui il concetto di RBE ha addirittura invaso i miei sogni! 

Ho sognato infatti un mondo in cui non esistevano più le monete e i portamonete (a parte a casa dei collezionisti) un mondo in cui non esisteva più il senso di proprietà e di ricchezza, ma una totale condivisione e organizzazione delle risorse. 
Nessuno aveva un auto, tutti avevano tutte le auto. Un car-sharing globale.
Nessuno aveva una casa, ma tutti dormivano sotto un tetto.
Lo sport aveva di nuovo un senso, con atleti che primeggiavano per l'agonismo e nient'altro. 
Tutti erano connessi a internet e potevano controllare e richiedere ogni risorsa. 
Non esistevano più guerre, perché non c'erano più motivi per farsi la guerra.

Un bel sogno, che spero diventi presto realtà.

sabato 8 settembre 2012

Proposte per Real Time

Fra i tanti modi con cui mi diverto a sfogare la mia fantasia, c'è quello di ideare potenziali programmi televisivi.
Visto che ultimamente il canale che sta prevalendo sul mio televisore è RealTime propongo una parodia di quattro loro famose trasmissioni.

CUGINE DA INCUBO
Un ex tronista di Uomini e Donne sarà costretto a portare a cena in posti scadenti tutte le cugine, ben poco avvenenti, dei suoi amici. In ogni puntata 3 cugine cercheranno di sedurre il pover'uomo (o quantomeno ridurne i conati di vomito).
Tante le possibilità per ammaliare il giovane adone: 
1) Giocherellare con il cibo, quasi sempre con la stessa leggiadria di una scrofa affamata.
2) Lanciare sguardi ammiccanti e sensuali tanto quanto un modulo per le tasse.
3) L'arma finale, un tentativo di piedino da sotto il tavolo con lo stesso effetto di una carta vetrata.
La vincitrice (la meno peggio) vincerà una notte di passione con lui. In confronto la passione di Cristo era una passeggiata.

MA COME CAZZO TI VESTI?!
In ogni puntata dei giovani, di classe sociale elevata, saranno giudicati per il loro abbigliamento da una giuria composta da:
1) Un punkabbestia (accompagnato dal suo cane)
2) Un neonazi (accompagnato dalla svastica impressa a fuoco nel suo braccio)
3) Un iracondo appena uscito da una casa di cura (accompagnato dal suo amico immaginario Charlie)
I giovani, in abiti firmati e scarpe lucide, saranno così vittime dei volgari giudizi della giuria e nel finale di puntata, se i componenti della giuria non si saranno eliminati fisicamente l'uno con l'altro, vincerà il fighetto che ha ricevuto gli insulti migliori.

COME SI È FATTO?
In questo format due concorrenti mostreranno i loro fantasiosi modi per assumere sostanze stupefacenti. La selezione dei partecipanti sarà così dura che il più sobrio farebbe impallidire Bill Hicks. Il pubblico da casa grazie al televoto via sms (alla modica cifra di 3,59 € + IVA) voterà il suo preferito in 16 momenti diversi della puntata (anche durante le repliche). 

IL BOSS DELLE TROIE
Un italo-americano dopo anni di latitanza è ora il protagonista di questo particolare programma in cui mostrerà la sua attività di escort personalizzate. Ogni puntata spiegherà come ricconi annoiati, giovani esuberanti o donne insoddisfatte si rechino da lui per avere la propria escort ad hoc.
Si potranno così ammirare le sue dipendenti adattate ad ogni richiesta: da provocante infermiera all'aspirante stagista pronta a tutto, dalla sosia di Ronaldinho alla consigliera regionale.




martedì 28 agosto 2012

L'estate sta finendo

Era da vari anni che non dedicavo così tanto tempo alle ferie estive. Quattro settimane di relax! 

Nelle prime due settimane ho avuto il piacere di rivedere Vieste e la sua spiaggia ventosa. Talmente ventosa che c'erano più Kite-Surf che bagnanti. Anche i Wind-Surf non mancavano, ma sono soprattutto i Kite-Surf che mi hanno affascinato. Sarà per i loro colori sgargianti, sarà per i loro movimenti sensuali, sarà per le persone che venivano sballottate su e giù dall'acqua, totalmente succubi di qualcosa più forte di loro. Sarà tutto ciò, ma mi hanno divertito parecchio.



E così, in questo villaggio il cui lido era animato da simpatici animatori e aitanti bagnini, ho avuto modo di notare come oramai le giovani donne siano sempre più esplicite nella loro seduzione verso l'animatore più affascinante. C'è poco da fare: le tredicenni ci sanno fare molto più di tante quarantenni ben rodate! In questi contesti l'uomo preferisce la bella inesperta all'esperta decrepita. Anche perché, giovane quarantenne divorziata che tenti in tutti i modi di sedurre il bagnino, avere ai piedi due figli (oltre che le natiche e i seni) non ti rende così appetibile.

Sì, perché il target di questa zona era la giovane famiglia con figli dagli 0 ai 13 anni, quindi ero attorniato da genitori stressati dal lavoro ben felici di rilassarsi al mare e orde di bambini indemoniati. Mitica la sfida di tre bambini napoletani contro tre bambini del nord in una partita di beach-soccer degna di una finale dei mondiali. Ho visto più grinta e orgoglio in questi bambini, il cui più vecchio avrà avuto sette anni, che in tanti calciatori di Serie A (per la cronaca alla fine i napoletani hanno vinto due a zero).

L'ultima parte delle vacanze è stata in Sardegna. Come sempre ho avuto l'imbarazzo della scelta e ogni giorno ho potuto scegliere una spiaggia diversa, dal Sinis alla Costa Verde. Il caldo torrido, con i suoi anticicloni battezzati con nomi ridicoli, ci ha fiaccato di notte ma, allo stesso tempo, ci ha regalato bellissimi pomeriggi con mari limpidi e sempre calmi.



Rispetto a due anni fa in cui ho visto il mare solo per due (2) ore (una cosa indegna per un sardo) quest'anno non mi posso di certo lamentare.

venerdì 10 agosto 2012

Mare Sole e Burraco

Breve resoconto di questa prima parte di vacanza!
Roma viaggio auto Pescara cibo Vieste bagagli mare cibo mare Connelly mare grigliate mare wizard mare Vieste burraco mare cibo mare grigliate corsari ViesteCibo mare Poe vento KiteWindSurf bambini tantibambini troppibambini Poe madadoveesconotuttistibambini mare massaggi Asimov sole burraco abbronzatura mare bagagli auto viaggio Gravina in Puglia

domenica 29 luglio 2012

Mare Sole Relax

Il mio cervello è momentaneamente in ferie. Aggiornerò le mie vicende con post molto rilassati! Zzzzxx

domenica 15 luglio 2012

Tiziano Ferro - L'Amore è una cosa semplice

Ormai vivo a Roma da quasi cinque anni. Nonostante tutto non ero mai stato allo stadio Olimpico: quale occasione migliore per andarci se non il concerto di Tiziano Ferro!
Nonostante fossimo allo stadio, è stato bello vedere un'intera folla di persone tifare tutte per la stessa persona.



Ebbene sì, ho avuto il piacere di assistere ad uno spettacolo umano a tutto tondo. Con questa tappa de "L'Amore è una cosa Semplice Tour 2012" Tiziano Ferro ha regalato un concerto di oltre due ore a circa quarantamila persone (adolescente più, adolescente meno).
Venticinque canzoni, di cui un medley swing in cui ha inserito "Roma nun fa' la stupida stasera" come omaggio alla capitale. Poco spazio alle chiacchiere e tanto alle canzoni. Giusto un invito (più che giusto) a sostenere l'AVIS.

Femmine innamorate (dagli 1 ai 70 anni) che urlavano a squarciagola le sue canzoni. La commozione da parte del pubblico era tanta. Anche lui più volte si è detto commosso, non è da tutti avere un coro così ampio. Una folla lì per lui. Migliaia di persone che pur di essere il più possibile vicine al palco hanno invaso l'Olimpico da molto prima dell'apertura dei cancelli (16:30). Tant'è che alla fine, con i mega schermi puntati addosso, anche Tiziano ha regalato qualche lacrima. Anche il cielo, appena finito il concerto, ha fatto cadere qualche lacrima di pioggia, chissà, forse qualcuno lassù si è commosso.


venerdì 6 luglio 2012

Il Commerdatore

Negli ultimi anni l'espansione dei social network e di internet in generale ha portato all'evoluzione di strani esseri che, per svariati motivi, amano passare gran parte delle loro giornate a commentare, spesso polemicamente, qualsiasi sito in cui è possibile inserire la propria opinione: YouTube, i Blog, Facebook, Twitter e tutti i Social Network.
Uno degli esseri più noti e più spesso citato è il Troll, che a mio parere è l'estrema nefandezza della rete: l'inutilità fatta utenza. I suoi commenti sono inutili, soltanto fastidiosi e sempre fuori luogo.
Ci sono tante altre categorie, tra cui Capitan Ovvio, e il Devoto (pronto a dare sempre ragione all'autore del post, qualsiasi cosa abbia scritto).

C'è però una categoria che amo da impazzire e, spesso, rende i commenti più interessanti del post stesso. Questa è la categoria del:
COMMERDATORE

Questo essere, nonostante abbia una certa cultura, ha la grande abilità di leggere un post (o vedere un video nel caso di YouTube), smembrarlo di tutti i suoi contenuti principali ed essenziali per, infine, riuscire a comporre un commento con gli elementi di scarto del tema stesso. Riempendo così di merda il sito.
I suoi commenti sono un qualcosa che sconquassa la mente della maggior parte degli utenti normali. Le sue sono spesso critiche, con svariati sprazzi di citazioni inutili, che denotano la sua passione nel fare citazioni inutili. 
A differenza dei Troll, riesce a non divagare e restare in tema, riportando ciò che per lui è la cosa più importante di tutto il post. Peccato sia solo merda. Ma lui non se ne accorge, tant'è che spesso, quando più commerdatori si incontrano nello stesso post, iniziano a mangiarsi uno i commenti dell'altro come dei coprofagi. Ovviamente i commenti che ne escono a loro volta sono sempre più delle merde, fino al livello estremo di merda. La sua quintessenza. Per fortuna infatti questi esseri hanno un limite nel riuscire a sintetizzare la loro stessa merda. Peccato però che tendano ad entrare in loop e, con una costanza degna di nota, inizino a replicare i loro stessi concetti più e più volte, ampliando così un post di poche righe con i loro 436 commenti.

Per mia fortuna, questo blog è privo (per ora!) di commerdatori.


P.S. Ringrazio pubblicamente la mia figliuola putativa per esser riuscita, nel poco tempo a lei disponibile, a rappresentare in un'immagine la natura intrinseca del commerdatore.



domenica 1 luglio 2012

Umore Maligno al Ferula Ferita

Ieri, 30 Giugno, ho avuto il piacere di ritrovarmi al Ferula Ferita di Altamura. Ospite della serata Maurizio D. Capuano e il suo spettacolo scritto dai quei simpaticoni di UmoreMaligno.



Quasi due ore di satira senza risparmiare nessun tema: dalla religione agli animalisti, dalla pedofilia alla morte, passando da Boncompagni.
Il suo monologo per alcune delle persone presenti è stato come una luce accecante puntata su menti da troppo tempo abituate all'oscurità mediatica. Talmente accecante che spesso ci si lamentava della luce senza notare il concetto che veniva illuminato. Una satira feroce e tagliente, soprattutto per chi non era abituato allo stile estremo di UmoreMaligno. Spesso infatti la risata veniva soffocata dalla cruda realtà che rappresentavano quelle battute e più di una volta mi sono ritrovato a ridere da solo. Forse qualcuno pensava che la scritta "Non c'è proprio un cazzo da ridere" fosse un invito rivolto alla platea. In quei momenti ho pensato a questo post. Quali limiti impone la nostra mente, la nostra cultura (molto più spesso la nostra ignoranza)?
Ma soprattutto, in una serata come quella di ieri, mi sono chiesto se lo spettacolo di UmoreMaligno che Maurizio Capuano si sta impegnando a portare nei teatri italiani sia più una missione che un tentativo di far soldi facili. Perché ieri, nonostante le risate, mi è sembrato che fossi presente ad una vera e propria terapia d'urto. 

Ma forse, come c'era scritto all'interno della fanzine: "UM è da prendere a piccole dosi".

sabato 30 giugno 2012

Di Nazionale ce n'è una sola

In questo periodo l'attenzione degli italiani è focalizzata su Euro2012, soprattutto ora che la nostra nazionale è arrivata in finale. 
In contemporanea però, a Las Vegas, si stanno giocando, come ogni giugno, i WSOP (i mondiali di Poker) dove tutti i migliori giocatori si stanno sfidando in 61 eventi dedicati alle molteplici varianti di questo splendido gioco.



In uno di questi eventi (#44), il giovane ventitreenne di Genova, Rocco Palumbo, è riuscito a dominare 2948  avversari e arrivare primo! 
Grande gioia per tutti gli italiani presenti a Las Vegas, tant'è che durante la premiazione l'inno d'Italia è stato cantato a squarciagola e squarciaorecchie, vista la scarsa propensione al canto dei pokeristi presenti. Qui il video registrato da Flavio Ferrari Zumbini.

Ovviamente, nonostante i grandi successi degli ultimi anni, di Poker se ne parla ancora poco, ma è cosa normale: in Italia oltre al calcio gli altri sport sono visti da pochi, troppo pochi. Infatti, mentre guardavo il video della premiazione di Rocco durante la pausa pranzo in ufficio, alcuni colleghi nelle vicinanze sentendo l'inno hanno pensato immediatamente a qualche video relativo alla vittoria della nazionale di calcio contro l'Inghilterra. Non è minimamente balenata l'idea che quell'inno poteva esser stato cantato per qualche altro sport.


giovedì 21 giugno 2012

Qual è il tuo Film preferito?

Se vi chiedessero: "Qual è il tuo Film preferito?" sareste in grado di dare una risposta ponderata ed effettivamente vera?
Io sono un tipo molto pignolo e preciso nelle riposte. Per quanto mi riguarda una risposta data a cazzo non è una risposta valida. Per questo motivo mi sono trovato spesso in difficoltà quando mi veniva posta questa domanda.



Non sono sicuramente un cinefilo degno di tale nome, però so apprezzare un grande film e sicuramente non ne ho visti pochi. E ogni volta che ne vedo uno bello non saprei dire se è più o meno bello di un altro.
Il giudizio viene anche influenzato da come, quando e dove il film in questione viene visto. Magari lo si lega al ricordo di un momento particolare. Ad esempio "The Truman Show" per me è un film eccezionale perché eccezionale, oltre al film, fu la giornata in cui lo vidi.
Qualche anno addietro, quando avevo molto più tempo libero, iniziai a vedermi le filmografie di alcuni registi. Mi innamorai così di Kubrick e Lynch: "Arancia Meccanica" e "Mullholland Drive" sono i loro film che più mi hanno colpito. Ma sarei in grossa difficoltà nel preferire uno piuttosto che l'altro. Non c'è un algoritmo che può calcolare il miglior film. Tutto, come sempre, dipende dai punti di vista.


Sono però arrivato a prendere una decisione, così come ho fatto nella musica, scegliendo un film. Il Film!
Per scegliere il MIO film preferito mi sono basato su alcuni parametri:
- Numero di volte visto (più di 10)
- Numero di volte in cui lo rivedrei (tendente all'infinito)
- Numero di ricordi legati al film
- Quantità di scene citate a memoria con gli amici

E, grazie a questa complessa lista di parametri, sono arrivato alla mia scelta:





domenica 17 giugno 2012

Umberto Eco

Da tempo volevo dedicare un post ai romanzi di Umberto Eco. Riassumere le sue opere e il suo genio in un unico post però mi ha sempre intimidito. Inoltre la sua fama, a ormai 80 anni, non ha bisogno di essere ulteriormente pubblicizzata da un blog semi-demenziale come il mio, anzi, potrei quasi infangarne l'immagine parlandone bene. Ci provo comunque.



Umberto Eco è uno dei più affascinanti scrittori di cui io abbia mai letto qualcosa. Ciò che lo rende il mio autore preferito è il background culturale e il grande impegno nella cura dei particolari che dedica ai suoi scritti.
Da "Il Nome della Rosa" a "Il Cimitero di Praga" ogni sua opera è intrisa di storia, rivisitazioni storiche e cultura. Ambientati in epoche diverse, dal Medioevo ai giorni nostri, le sue opere sono dei veri e propri trattati di storia in cui si ritrovano i suoi protagonisti. Forse proprio questo rende la lettura in parte complessa e poco scorrevole. 
Fin da bambino ho sentito la tipica frase: "Eco o lo si odia o lo si ama". Effettivamente non si può commentare un romanzo di Eco con aggettivi banali. Apprezzo di più chi mi dice che lo ritiene "pesante" e che non ama romanzi complessi rispetto a chi chi lo reputa un autore pieno di sé, pronto a sfoggiare la sua cultura in ogni pagina. 
La vera differenza fra un romanzo di Eco e quello di altri autori storici è enorme: Eco inserisce una storia inventata in un'epoca storica, gli altri inseriscono un po' storia nei loro romanzi. Questo ovviamente non significa che lui sia meglio degli altri, ma sicuramente riamane meno commerciale e più raffinato nella sua scrittura.

A chiunque stia leggendo questo post non avendo mai letto un suo romanzo consiglio di iniziare da "Baudolino". Questo romanzo è a mio parere quello relativamente più semplice e scorrevole. Ambientato nel periodo a cavallo tra il 1300 e il 1400, il libro racconta la storia di Baudolino, dalla sua infanzia alla sua vecchiaia, e di tutte le sue avventure. Ovviamente anche Baudolino è inserito in un'epoca storica ben definita: da Federico I (Barbarossa) ai Templari passando per la leggenda del regno del Prete Gianni.

Il libro che consiglio di evitare, soprattutto se è il primo di Eco che vi capita fra le mani, è "L'isola del giorno prima". 
Questo romanzo è di sicuro il più ricco di filosofia e psicologia e le vicende narrate sono spesso statiche, quasi noiose per chi è abituato ai moderni thriller. Il protagonista è un naufrago che si ritrova nella strana situazione di essere bloccato in una "nave deserta" nei pressi delle isole Salomone. Fra i flash-back che riportano al passato del protagonista e i tentativi di salvarsi dalla nave, il romanzo si snoda spesso in riflessioni filosofiche e psicologiche dettate dalla mente sempre più disturbata del protagonista e resoconti marinari ricchi di dettagli non banali. A mio parere il suo romanzo meno riuscito.

Completamente diversa la mia opinione su "Il pendolo di Foucault": un romanzo a dir poco geniale. Uno dei pochi ambientato nei giorni nostri ma in cui si parla spesso di Medioevo. Eco, attraverso i protagonisti di questo romanzo, descrive infatti le assurdità di molte società segrete (dai templari ai cabalisti) che sono nate dal Medioevo a oggi, vittime della continua ricerca di disegni prestabiliti e complotti. Il romanzo, particolarmente attuale, sbeffeggia involontariamente tantissimi autori e romanzieri nati successivamente. Il più colpito è il noto Dan Brown che Umberto Eco ha così definito: "Dan Brown è uno dei personaggi del mio romanzo Il pendolo di Foucault, in cui si parla di gente che incomincia a credere nel ciarpame occultista... ...Dan Brown è una delle mie creature."
Se qualcuno ha lo stomaco più forte e vuole iniziare a interessarsi a Eco partendo da questo romanzo avrà tutta la mia stima. 

Sicuramente "Il nome della rosa" rimane uno dei suoi migliori romanzi, nonché il più famoso, l'unico da cui è stato tratto un film finora. 
Un giallo deduttivo ambientato nel Medioevo in cui i suoi protagonisti riprendono molto da vicino Sherlock Holmes e il suo compare Watson, ma più in generale tutti i progenitori della scienza deduttiva, sicuramente ben poco sfruttata nel periodo in cui è ambientato il romanzo.
La vicenda è ambientata all'interno di un monastero benedettino in cui una serie di misteriosi morti avvolge di paura e tensione la normale vita dei frati che lo popolano. I protagonisti dopo una lunga serie di colpi di scena riusciranno, nei sette giorni in cui si svolge la storia, a scoprire in un finale infuocato l'incredibile autore degli omicidi e il suo movente.
La sua similitudine a romanzi più commerciali non lo rende il mio preferito, ma è di sicuro un romanzo che consiglio a tutti.

"La misteriosa fiamma della regina Loana" è sicuramente il suo romanzo più particolare. Romanzo illustrato suddiviso in tre parti ben distinte. La storia si snoda attraverso la mente del protagonista: dalla confusione, alla ricerca, per arrivare infine alla totale fantasia. La storia infatti è incentrata sulla perdita della memoria del protagonista che lo porta a mischiare tutti le nozioni apprese durante gli studi. La seconda parte è così un inseguimento dei propri ricordi attraverso i propri libri, diari, dischi e quaderni che lo riportano nel periodo fascista in cui è cresciuto, fino ad arrivare al suo passato più recente. Insieme a Baudolino è uno dei romanzi più semplici da leggere, soprattutto nella sua prima parte, dove spesso la confusione del protagonista regala scene di involontaria ironia.

L'ultimo libro: "Il Cimitero di Praga", ci regala un vero e proprio romanzo storico ambientato nel XIX secolo in cui, a parte il  protagonista, tutti i personaggi sono realmente esistiti. La carriera di falsario del protagonista gli permetterà infatti di far parte di numerose vicende misteriose tipiche di quell'epoca ricca di sotterfugi, attentati e rivoluzioni.
La totale e fedele rievocazione di fatti realmente accaduti è forse il freno a una narrazione scorrevole. Il romanzo stenta così a catturare totalmente il lettore rendendo non facile la lettura.

Sono ben conscio che Umberto Eco è molto più di un semplice romanziere: i suoi esercizi di stile, i suoi saggi di semiotica e filosofia e i suoi articoli sono di quantità enormemente superiore ai suoi romanzi anche se, nonostante tutto, molti ricordano solamente il famoso articolo: "Fenomenologia di Mike Bongiorno".





domenica 10 giugno 2012

Sogni Lucidi

Come molti amici e conoscenti sanno, una delle cose che io amo più fare è: DORMIRE!



In tanti mi hanno sempre accusato, soprattutto nel periodo scolastico, di dormire troppo e sprecare il mio tempo, alcuni addirittura dicevano che sprecavo la mia vita.
Prima di iniziare a lavorare riuscivo tranquillamente a dormire più di 10 ore consecutive e ciò che spesso rendeva piacevole il mio dormire erano i sogni che riuscivo a fare e, soprattutto, il poterli ricordare da sveglio. Per me dormire è stato spesso un modo per godermi bellissimi film di cui io spesso ero il protagonista.
Ma la cosa che rendeva ancora più speciale il mio dormire era la capacità di riuscire ad estraniarmi dal sogno stesso e prenderne coscienza. Solo recentemente ho scoperto che questo mi rendeva un Onironauta

Personalmente riuscivo a vivere i cosiddetti Sogni Lucidi nella fase finale del mio sonno, verso la nona decima ora (almeno al terzo ciclo di fase R.E.M.). Nella maggior parte dei casi mi fermavo al livello "Pre Lucido" in cui ci si rende conto di vivere un sogno, ma senza poterlo controllare. Ci si rende conto di vedere un film creato dalla propria fantasia e già questo non è poco. Io spesso mi divertivo a commentare ciò che il sogno mi mostrava, visto che i miei sogni sono veri e propri film in cui spesso si mischiano colleghi, amici, ex compagni di scuola e professori nelle vicende più assurde.



Ma i sogni migliori erano quelli in cui riuscivo ad arrivare almeno al livello "Sogno Lucido": non ero più solo un semplice spettatore, ma un vero protagonista del film! Riuscivo infatti a far compiere ad uno o più personaggi del sogno (quasi sempre il mio alter ego onirico) ciò che volevo. Vivevo in pratica un gioco di ruolo in cui ero allo stesso tempo giocatore cosciente e master nel subconscio. 

Un'esperienza che sempre più di rado mi capita, dato che anche nei week end non riesco più a dormire come un tempo.  
Un'esperienza che auguro a chiunque non l'abbia mai provata. 
Un'esperienza che sicuramente non ritengo tempo sprecato.

domenica 3 giugno 2012

Il Medioevo va sempre di moda

Non sono mai stato una cima in Storia, ma ho sempre avuto l'impressione che fosse una grande fregatura.
Quei libri ricchi di date, nomi e luoghi ci hanno sempre illuso che l'uomo si fosse evoluto nei millenni. Nella mia ignoranza mi pare che l'unica cosa che sia cambiata sono le etichette dei vari personaggi che vivono in questa terra, per il resto siamo rimasti mentalmente fermi al Medioevo. 



Difficile trovare valvassori di questi tempi, ma il sistema gerarchico del feudalesimo è rimasto tale e quale al sistema piramidale che regna ancora adesso. I nobili e il clero sono sempre lì che ci guardano dall'alto in basso, i governanti fanno finta di governarci e si prendono pure la briga di festeggiare mentre la plebe lotta per avere una casa.



Ci si ritiene evoluti perché usiamo lo smartphone, abbiamo le auto sempre più ricche di optional e navighiamo nei siti di tutto il mondo con computer potentissimi, ma dal terzo millennio mi aspettavo qualcosina di più. 
Innanzi tutto un sistema economico diverso, più simile al Venus Project, con l'abbandono della moneta per un'economia basata sulle risorse e sulla loro equa distribuzione, ma alla fine rimaniamo ancora vittime di un indottrinamento che ci porta a vivere legati ancora oggi al concetto di moneta come unica soluzione. 



Il popolo occidentale si sente evoluto perché illuso di vivere in una democrazia. Ancora troppe persone non si sono rese conto che a comandare alla fine sono sempre gli stessi. 
Il popolo occidentale si sente evoluto ma ancora continua a pagare cartomanti, astrologi, guaritori o semplicemente qualcuno che lo stia ad ascoltare. 
Il popolo occidentale si sente evoluto ma in realtà è sempre più ignorante, plagiabile, pigro mentalmente e pronto a delegare le proprie idee al santone che gli sta più simpatico.
Il popolo occidentale si sente evoluto ma in realtà è un gregge di pecore, dove ognuno cammina compatto con il gruppo, per non sfigurare, per non diventare la pecora nera.

Ci si ritiene superiori perché più ricchi dei popoli del terzo mondo mentre non ci si rende conto che siamo più poveri dentro. 
Se l'evoluzione sta nell'illusione di essere liberi, preferisco il Medioevo dove si era consci del proprio rango, del proprio valore e, soprattutto, di non essere liberi.

martedì 29 maggio 2012

Dr. Why Show!

Domenica sera ho avuto il piacere di partecipare al Dr.Why Show!


Per chi non lo conoscesse, il Dr.Why non è altro che il primo e miglior gioco a quiz itinerante per i locali italiani.
Presente nei locali di tutta Italia e anche via web, permette a tutti i malati di giochi come me di mettersi alla prova.
Il Dr. Why Show ha convogliato oltre cinquanta squadra, alcune anche in trasferta da Sicilia, Calabria e Umbria, per una lunga sfida su più materie.

Io, la mia consorte e un caro amico abbiamo deciso di sfidarli. Nella sempre fresca location del Kirby's Garden in quel di Marino (a due passi da Roma) ci siamo così ritrovati a gustarci una cena veloce e, soprattutto la sfida contro alcuni tra i migliori giocatori di tutta Italia.

   
La gara prevedeva quattro manche tematiche, alla fine di ognuna delle quali le prime 4 squadre avrebbero guadagnato un posto in finale e la prima avrebbe anche vinto il trofeo relativo a quella materia.
Nella prima (domande umanistiche) siamo riusciti nell'impresa di concludere al quarto posto e così qualificarci subito alla finale.
Nella seconda (domande scientifiche) abbiamo bissato arrivando di nuovo quarti. Per un piccolo disguido tecnico abbiamo perso quei 600 punti che ci avrebbero permesso la vittoria nella manche che ci vedeva più preparati.
Infatti nella terza (domande artistiche) e nella quarta (domande sportive) non siamo riusciti a mantenere lo stesso ritmo e abbiamo perso terreno.
Inutile dire che la finalissima da 28 domande ci ha visti deragliare finendo Trentunesimi (ultimi dei qualificati!).
Ma mi conoscete, per me l'importante non è vincere, ma divertirsi!!

Complimenti ai Licantropi (alias Fast & Furious) che si sono confermati grandi professionisti nonché vincitori della finale!






martedì 22 maggio 2012

Gente di Dublino

Dopo un "dibattito" durato mesi, io, la mia consorte e una coppia di amici abbiamo deciso di partire per una breve e simpatica gita a Dublino.



Tre notti nella città verde iniziate un Venerdì mattina ricco di traffico! Ovviamente per ostacolare la nostra gita i sindacati hanno organizzato uno sciopero dei mezzi pubblici che però non ci ha fatto perdere l'Aer Lingus che ci aspettava a Fiumicino.

Il volo ospita un gruppo molto variegato di persone tutte dirette nella terra dei trifogli. Fra irlandesi di ritorno e italiani di andata ci sono infatti svariati tedeschi e giapponesi. Dall'aeroporto grazie al simpatico 747 (un autobus a due piani) ci gustiamo un tour panoramico che ci avvicina all'albergo e ci fa godere tutto il traffico di Dublino! La guida a destra inizia a disorientarmi ma dopo poco riesco a capire, cartina alla mano, dove cazzo eravamo.
Ovviamente appena scesi dall'autobus una stupenda e violenta pioggia orizzontale ci dà il benvenuto. A passo svelto raggiungiamo il Maldron Hotel.



Dopo aver sistemato i bagagli iniziamo la nostra passeggiata per le vie della capitale.
Raggiungiamo così O'Connell Street con il suo bel "pisellone".



Decidiamo giustamente di cenare in una tipica taverna del luogo: Burger King. Nel dopo cena decidiamo poi di recarci  nel quartiere principe di Dublino: Temple Bar andandoci a bere la nostra prima Guinness proprio nel locale che da il nome al quartiere.


Con il sapore amaro ancora in bocca ci godiamo la musica dei Mutefish e l'atmosfera magica che solo il quartiere di Temple Bar può regalare.




Scivolando fra le vie del quartiere, tra artisti di strada e ragazze disinibite, siam tornati verso l'albergo costeggiando il Liffey.




Dopo una simpatica colazione in camera autoprodotta ci rechiamo in uno dei santuari di Dublino: il Guinnes Storehouse, dove ci acculturiamo sulla storia della Guinness e del suo geniale inventore.



Dopo una birra con vista panoramica al settimo piano, decidiamo di pranzare nello stesso museo ricco anche di luoghi dove rifocillarsi.



Nel pomeriggio ci dedichiamo a: una gita ai giardini del Castello, una breve visita alla deliziosa collezione Chester Beatty Library, un'occhiata veloce dentro George's Street e poi un breve pit stop per comprarmi un nuovo paio di scarpe! Visto che ci trovavamo a due passi non potevamo farci mancare una visita a Penneys. Dopo una breve sosta in albergo per far riposare gli arti inferiori ci siamo divertiti al Thunder Road Cafè, dove abbiamo potuto cenare e osservare come le ragazze irlandesi ci danno dentro con gli addii al nubilato!

Dopo una passeggiata in una Temple Bar ricca di giapponesi esterrefatti, italiani viscidi e ragazze che sfidavano le temperature artiche abbiamo deciso che la giornata poteva finire anche così.


Seconda colazione in camera e subito via verso Howth! Arriviamo in questa appendice di Dublino con uno scomodissimo trenino, tra l'altro strapieno visto che il precedente era passato un'ora prima (e noi l'avevamo ovviamente perso per 5 minuti). Il mercatino domenicale e il vento a 65 Km/h ci accolgono nella baia, ciò non ostacola una bella passeggiata e tante foto.



Arrivata l'ora di pranzo ci rechiamo alla suggestiva Abbey Tavern dove ho potuto gustarmi fra le varie cose un'ottima Baylies Cheese-Cake.



Nel pomeriggio rientriamo a Dublino e dopo un riposo in albergo decidiamo di cenare al KFC, pollo a volontà e via verso il Porter House Bar che con una buona birra artigianale e della bella musica dal vivo ci ha regalato un ottimo arrivederci prima dell'ultima notte irlandese.



L'ultima colazione si è deciso di farla in albergo. Per la prima volta mi avventuro anche io nel bacon e le uova strapazzate. Fra le varie pietanze offerte da un ricco buffet assaporiamo anche il Black Pudding che, solo dopo esser rientrati a Roma, ho scoperto contenere tra i suoi ingredienti anche il sangue animale!



Non potevamo andar via da Dublino senza aver visto il Trinity College e la sua bellissima "Old Library" e il suo famoso Book of Kells.



Recuperati i bagagli si è raggiunto il puntualissimo 747 e si è ritornati all'aeroporto, dove l'Aer Lingus ci aspettava per riportarci a Roma!




sabato 19 maggio 2012

Nero Wolfe

Da qualche settimana ho iniziato a seguire una nuova serie TV italiana: Nero Wolfe.



La TV italiana degli ultimi anni non mi ha mai appassionato e ammetto che, nonostante la curiosità nel vedere come avessero rielaborato i romanzi di Rex Stout, il vero motivo per cui ho iniziato a guardare Nero Wolfe è la presenza di Francesco Pannofino e Pietro Sermonti fra i protagonisti.
I due attori, già insieme nella stupenda serie Boris, sono rimasti nel mio cuore e mi hanno spinto a seguire questa ennesima opera della Casanova.
Ovviamente non mi aspettavo una serie al livello di quelle made in U.S.A. che tanto ammiro e, a primo impatto, vedendo la traslazione dell'ambientazione da New York a Roma un po' ho storto il naso. Però, episodio dopo episodio, questa serie mi ha convinto. Tanti i suoi punti di forza: l'eleganza dei costumi, la ricostruzione dell'epoca con l'attenzione a tanti particolari, la recitazione di Pannofino e Luotto (grande prova la sua), ma soprattutto la pacatezza dei dialoghi e degli episodi che non hanno stravolto esageratamente gli scritti originali. L'antipatia del protagonista è ben rappresentata da un grande Pannofino che regala pochi sentimenti alle persone che lo circondano e molti alle orchidee a lui tanto care e alla cucina.



Un altro particolare che ogni giovedì mi spinge a vedere il nuovo episodio è il commento parallelo che avviene via Twitter, dove la stessa produzione è presente e attiva nel costruire un "divano" virtuale in cui commentare e giocare attraverso il social network, rendendo ancora più piacevole la visione.