sabato 13 dicembre 2014

John De Leo in Casa del Jazz

Tanti anni fa, precisamente nel 1999, vidi per la prima volta i Quintorigo sul palco del Festival di Sanremo, un gruppo diverso dal solito, con una canzone molto particolare di cui mi innamorai subito: "Rospo". Originali e coraggiosi nel proporre musica ricercata e ben lontana dalla banalità commerciale, mi hanno fatto apprezzare i loro primi album. Amavo soprattutto la voce di John De Leo, tecnicamente una delle più complete nel povero panorama italiano e quando lasciò il gruppo mi innamorai del suo primo album solista: "Vago Svanendo". 
Dopo sette anni, scopro, grazie alla trasmissione televisiva #Gazebo che il grande John ha pubblicato un secondo album "Il Grande Abarasse", ma soprattutto scopro che Giovedì 11 e Venerdì 12 Dicembre sarebbe stato ospite della Casa del Jazz

Non mi faccio sfuggire l'occasione e con l'amico Riccardo partecipo all'evento del Giovedì. Come spesso accade in questi casi, ho l'occasione di scoprire una nuova location romana: la Casa del Jazz, creata da una villa confiscata a un boss della Banda della Magliana e trasformata in un'area per concerti ed eventi.



La bella e accogliente sala crea la giusta atmosfera per un concerto in cui viene riproposto il concept album incentrato sui vari punti di vista degli abitanti di un palazzo in cui un'esplosione improvvisa si frappone alla quotidianità dei vari inquilini. 
John De Leo canta e dirige il gruppo di sette musicisti con sguardi, movimenti e gesti che creano involontariamente un balletto che accompagna un concerto ricco di musica e alchimie sperimentali che di rado vengono proposte da artisti italiani.


Ospite in prima fila, ma anche protagonista in due dei brani proposti, è lo scrittore Stefano Benni che si presta a leggere degli spezzoni del romanzo "Linea d'ombra" di Joseph Conrad che caratterizza uno dei brani dell'album: "The Other Side of a Shadow". Si ripropone poi nell'ultimo brano "Muto (come un pesce rosso)" improvvisando un dialogo con John De Leo incentrato sulle ultime notizie di cronaca romana, accusando il cantante di essere stato immortalato in una foto con Alemanno e Allevi. Uno scandalo farsi ritrarre insieme a due non musicisti. 



Una serata più unica che rara che mi ha permesso di gustarmi dal vivo uno dei più originali e interessanti artisti musicali italiani.




venerdì 5 dicembre 2014

Profumi Natalizi

Dicembre, mese del Natale, dei regali e della carenza di idee. Si ha sempre paura di essere banali, ma anche quest'anno ho la soluzione per voi. Già l'anno scorso vi avevo suggerito un bel sito per l'acquisto dei regali natalizi: http://zioykaro.blogspot.it/2013/11/regali-cazzoni.html

Quest'anno ho trovato invece molto interessante quest'altro sito: http://www.shitexpress.com/.
La scelta è meno ampia, però sicuramente l'originalità e l'effetto sorpresa non mancherà. Altro che sciarpe o guanti. Considerate inoltre che il pacco sarà inviato in via anonima, quindi non dovrete neanche preoccuparvi di creare quel senso di debito in chi riceverà il dono.
Tanto alla fine, se ci ragionate, non sarà il primo regalo di questo tipo che farete a qualcuno... e poi, in ogni caso, ricordate che la merda non è così brutta come la si dipinge.


martedì 18 novembre 2014

Ancora Giochi

Rieccoci qua, reduci da un week end ricco di tanti altri giochi. Infatti sabato dopo l'ormai consueta serata del venerdì con il gruppo di GiocaXIII, io e la mia dolce metà siamo partiti verso le fredde lande di Orte per una nuova GobCon.
Andiamo con ordine. Venerdì sera decidiamo di non far troppo tardi quindi ci limitiamo a due giochi abbastanza veloci da noi mai provati: Euphoria e King of Tokyo.
Entrambi sono giochi in cui i dadi sono i protagonisti. Il primo è un gioco pubblicato nel 2013 ambientato in un futuro distopico. Nonostante i dadi, la fortuna ha un impatto decisamente minimo. La durata limitata invoglia a essere rigiocato. Il secondo è invece un gioco ormai diventato un classico che ricrea un Royal Rumble fra i mostri tipici della letteratura e cinematografia giapponese. Un gioco veloce, simpatico che si adatta ad ogni età. 

Sabato mattina, con poche ore di sonno alle spalle, raggiungiamo il solito agriturismo, trovando già un folto gruppo di persone impegnate a giocare. La maggior parte di loro era reduce dai due grandi eventi ludici autunnali: Essen e Lucca. Quindi c'era l'imbarazzo della scelta fra i giochi da provare.

Per nostra fortuna troviamo anche qualcuno libero che ci propone una partita a Hyperborea: gioco italiano, molto interessante, non complesso, con la simpatica caratteristica del "cubetto Building". Sicuramente un gioco che vorrò riprovare. 

Finiamo poco prima di pranzo, giusto in tempo per sentire proporre una partita a Kanban! Io non mi lascio scappare l'occasione e ci predisponiamo a giocare al più bel gioco che abbia provato in questa GobCon: un intricato gestionale ambientato all'interno di una casa automobilistica giapponese (ogni riferimento alla Toyota non è puramente casuale). Nonostante qualche errore nell'interpretazione di alcune regole, la meccanica principale del gioco mi cattura e affascina come di rado era capitato ultimamente. Il gioco finisce anche relativamente in fretta.



Abbiamo così il tempo di predisporre un altro tavolo, questa volta di Alchemist, l'unico gioco che avevo già provato (anche se solo una volta). Rigiocarlo mi ha fatto apprezzare ulteriormente il gioco, confermandomi però come mi diverta molto più a risolvere l'enigma logico degli 8 ingredienti da abbinare alle 8 molecole, che a tentare la vittoria.

Non avevamo ancora finito Alchemist che era pronto un tavolo di Avalon ad aspettarci. Finalmente provo questa evoluzione di The Resistance (gioco a me molto caro). Un tipico gioco con ruoli segreti in cui i buoni devono individuare i cattivi. Un'ottima fusione tra le meccaniche snelle e veloci del gioco base (in cui non c'è bisogno di un moderatore esterno e non ci sono eliminazioni) e tanti ruoli, in stile Lupus in Tabula, che permettono a molti di sapere qualcosa anche se non tutto. Partita che mi diverte parecchio, anche se ritrovandomi a fare Merlino (il personaggio più importante fra i buoni), non sono stato capace di far valere le mie teorie tra i miei compagni, sovrastato dai "cattivi" che con maggiore esperienza, hanno tenuto banco per tutta la partita. Fra di loro si celava anche mia moglie che ha permesso la vittoria finale della sua squadra con abili mosse strategiche.

Finito Avalon, si spende qualche minuto per le tipiche analisi post partita e poi si va a dormire (noi, molti altri sono rimasti lì a giocare fino a tardi!).

La mattina, dopo una buona colazione e un poco di indecisioni, riesco a intrufolarmi in un tavolo di Zhanguo: simpatico e interessante gioco card-driven ambientato nell'antica cina anche se realizzato da due italiani (anche questo è da riprovare). 

Finiamo poco prima del pranzo e così, avendo una mezz'ora libera, mi fanno provare Splendor. Gioco che vedevo spesso ultimamente, ma non riuscivo mai a giocare. Un po' mi ha deluso, ma sicuramente è un ottimo filler.

Dopo pranzo ho avuto il piacere di giocare a un bellissimo cooperativo: "Imbusta le carte di Arkham Horror". Ci siamo infatti ritrovati a disimballare l'espansione di un bel gioco che avevo sentito nominare spesso: Arkham Horror. Purtroppo le operazioni di preparazione della plancia e la spiegazione si sono dilungate, non permettendoci poi di completare la partita al gioco. Dovremo rimediare al più presto!

Ottimo week end che, come l'altra volta, spero di poter replicare il prima possibile.

sabato 8 novembre 2014

Stefano Bollani in Teatro Argentina

Nel 1999 uscì un album di Elio e le Storie Tese (Craccracricrecr) che, fra le varie perle, conteneva il brano "La bella canzone di una volta" con una particolare introduzione di... Johnny Dorelli. In realtà ascoltandola attentamente si capiva che si trattava di un imitatore. Incuriosito come sempre andai a cercare chi fosse e, in questo modo, lessi per la prima volta il nome di Stefano Bollani



Sono passati quindici anni e Lunedì (3 Novembre), nella bellissima cornice del Teatro Argentina, ho avuto il piacere per la prima volta di vedere e, soprattutto, ascoltare dal vivo il talento di Stefano Bollani. Non sono un fine esperto di musica jazz, ma Bollani, con raro talento, riesce a reinterpretare in chiave ludica e ironica questo genere rendendo più semplice e interessante l'ascolto anche a modesti ascoltatori come il sottoscritto. Questa sua caratteristica amplia sicuramente il suo pubblico, anche perché riesce a intrattenere la platea tra un brano e l'altro con un naturale umorismo. In oltre un'ora e mezza abbiamo potuto così ascoltare diverse riproposizioni di brani più o meno noti, come "Cheek to cheek" e "Non ci vo". Geniale la splendida rivisitazione di "Symbolum 77".
Tra l'altro è stato bello gustarsi dal vivo un suo classico: il medley a richiesta. Chiedendo direttamente al pubblico, Bollani si diverte a stilare una lista di 10 canzoni che poi miscela con la sua fantasia.

La parte ancora più nobile di tutta la serata era lo scopo benefico. Lo spettacolo era infatti organizzato dall'associazione Sunshine4Palestine che, grazie all'impegno di giovani talenti italiani e non, sta cercando di dare "luce" alla striscia di Gaza. Il gruppo cerca infatti di raccogliere fondi per l'installazione di pannelli fotovoltaici in una terra in cui normalmente la corrente elettrica funziona solo per poche ore al giorno.
Una serata veramente unica.  


domenica 12 ottobre 2014

Giochi, sempre giochi, fortissimamente giochi.

Cari lettori, rieccomi qua! So che non vi ero mancato ma, come sempre, volevo consolidare in forma scritta le vicende di quest'ultimo periodo. Come si intuisce dal titolo del post, queste settimane sono state dedicate principalmente ai giochi: ovviamente parliamo di giochi da tavolo.

Chi mi conosce, o segue attentamente il blog, sa che oltre al cibo e ai (tele)film, la mia vera passione sono i giochi da tavolo. I giochi permettono di tenere in allenamento quei neuroni spesso lasciati in un angolo a impigrirsi: alla pari di in una partita a calcetto fra amici in cui ti tieni in forma divertendoti, con una partita a un bel gioco da tavolo alleni il cervello divertendoti. 

Negli anni abbiamo giocato in svariate ludoteche e in varie manifestazioni ludiche, ma senza mai unirci a gruppi di gioco o associazioni. Abbiamo spesso seguito lo storico e folto gruppo de La Tana dei Goblin, ma principalmente abbiamo esplorato il mondo ludico da casa nostra, ospitando tanti colleghi e amici che in alcuni casi ignoravano questo fantastico mondo e creando degli eventi casalinghi (le Domeniche Ludiche) in cui abbiamo imparato a conoscere giochi di ogni genere.
Nell'ultimo anno, grazie alla complicità di due nuovi "amanti" del gioco, abbiamo aumentato le nostre serate ludiche, iniziando a frequentare molto più regolarmente ludoteche ed eventi.
Dal mese scorso abbiamo approfondito ancora di più la nostra esplorazione del mondo ludico. Dopo tanti tentavi a cui avevamo rinunciato, abbiamo preso il coraggio a due mani e ci siamo avventurati a Orte. 



Nella bellissima location de La Vecchia Fattoria viene infatti organizzata, a cadenza quasi bimestrale, una delle tante GobCon (convention dei Goblin) sparse per l'Italia, in cui ci si può incontrare e, per un intero week end, dedicarsi totalmente ai giochi.
Il sabato mattina del 20 Settembre io e la mia inseparabile consorte ci siamo così aggregati al gruppo già presente dal venerdì. Nonostante alcuni volti erano a noi noti, noi per loro eravamo dei perfetti sconosciuti. L'accoglienza però è stata, come immaginavamo e speravamo, ottima. Abbiamo avuto la possibilità di unirci ad altri tavoli e giocare a tanti giochi a noi ignoti: 
Boss: un veloce gioco di logica e bluff;
Luna: un complesso e impegnativo gioco di strategia;
La Boca: un simpatico gioco di logica spaziale tridimensionale;
Qin: un veloce gioco di logica spaziale;
Nosferatu: un gioco a squadre molto divertente (se giocato con il gruppo di persone giusto) in cui i buoni devono scoprire chi fra di loro è Dracula;
A Study in Emerald: uno dei giochi che ci incuriosiva di più, sia per la tematica sia per la particolare modalità di vittoria;
Battlestar Galactica: un gioco ormai classico, tratto dalla serie TV, in cui i buoni devono lottare contro i cattivi senza sapere chi essi siano. Molto particolare la meccanica che, come è successo a me, dopo aver giocato metà partita da buono, ti fa scoprire di far parte dei cattivi.
Oltre a questi abbiamo rigiocato a due dei giochi portati da noi: In the Year of the Dragon e DiXit.

Fra un gioco e l'altro abbiamo avuto la possibilità, soprattutto a pranzo e a cena, di confrontarci e chiacchierare con gli altri giocatori. Fra di loro abbiamo conosciuto la simpatica Irene che, scoprendo che abitavamo a Fiumicino, ha colto la palla al balzo invitandoci a iscriverci al gruppo GiocaXIII: una combriccola di amanti dei giochi che si ritrova settimanalmente nella zona di Ostia/Fiumicino.
In queste serate ho avuto così la possibilità di giocare a tanti altri giochi per me del tutto nuovi:
Lords of Waterdeep: un gestionale che ricorda molto da vicino uno dei miei giochi preferiti (Caylus);
Evo: un divertente gioco in cui devi far evolvere meglio degli avversasi la tua specie di dinosauro all'interno di una mappa;
Dice Town: un gioco di dadi ambientato nel vecchio West;
Goa: un bellissimo gioco gestionale ambientato fra le spezie e le colonizzazioni delle isole dell'Oceano Indiano;
Coloretto: un famoso gioco per famiglie veloce e molto divertente;
Maria: un gioco di guerra ambientato nella guerra di successione scatenatasi nel 1740 nel centro Europa, molto curato e ben costruito.

In continuità con questo periodo ricco di giochi, ieri, 11 Ottobre, abbiamo visitato la terza edizione del Roma Est in Gioco dove, tra tornei, mercatini e spade laser abbiamo avuto la possibilità di giocare a Jaipur: un simpatico e veloce gioco per due giocatori in cui si vestono i panni di due commercianti indiani.
L'appuntamento clou della serata di ieri è stato però quello con l'asta dei giochi usati: oltre 300 titoli che per cinque ore sono stati presentati e venduti (quasi tutti) sotto la guida di un banditore che se avesse fatto una maratona avrebbe sudato meno. Con la sua abilità e simpatia è riuscito a vendere giochi e far salire il prezzo di alcuni con vera maestria. Forse si poteva pensare di dargli il cambio un po' prima che entrasse in uno strano trip mentale che gli ha fatto perdere la lucidità trasformandolo in un giovane Steve Ballmer.



venerdì 19 settembre 2014

Steam Punk Festival

Sabato 13 Settembre ho avuto il piacere di visitare lo Steam Punk fest Roma dedicato, come si intuisce dal nome, alla corrente narrativa Steam Punk.
All'interno dell'area della Città dell'altra economia, a Testaccio, abbiamo avuto così la possibilità di addentrarci in un mondo ottocentesco fra stand di artigiani e stilisti che proponevano gadget e capi di abbigliamento a tema.
La giornata è stata scandita da vari spettacoli, tra cui la sfilata dei cosplay (immortalati qua sotto), un concerto a fine serata e un particolare spettacolo/seminario di mentalismo.


Il protagonista dello spettacolo è stato Max Vellucci che ha raccontato la storia e l'evoluzione del mentalismo, dalla sua nascita nel XIX secolo (proprio il periodo tipico dello Steam Punk) fino ai giorni nostri. Ha presentato poi alcuni giochi/esperimenti con il pubblico.


Nonostante abbia dovuto "lottare" con una schiera di nerd e similari capaci di metterlo in difficoltà più volte, è riuscito a portare a termine con successo tutti i giochi proposti, indovinando ogni cosa.

Una giornata particolare in un mondo forse poco conosciuto, ma sicuramente "fantastico". 

sabato 13 settembre 2014

Arance e Martello

Avete mai visto Fa' la cosa giusta di Spike Lee? A me capitò di vederlo tanti anni fa e di dimenticarlo, quasi completamente... fino ad oggi.

Qualche giorno fa una vicina di quartiere ci ha avvisato su Facebook che oggi, al cinema di fronte casa, sarebbe stata presente parte del cast del film Arance e Martello durante la proiezione delle 20:00. E così, in compagnia di amici, abbiamo organizzato questa gita al cinema, un poco frenetica a causa dei ritardi dei treni che dovevano riportarmi a casa, per scoprire un film di cui non sapevo nulla, se non che fosse stato scritto, diretto e interpretato da Diego Bianchi (in arte Zoro).

Il film alla nostra combriccola è piaciuto parecchio: le risate e le riflessioni, tipiche dello stile di Zoro, si sono alternate dall'inizio alla fine. Diego Bianchi rielabora (e cita ben oltre l'omaggio) il film di Spike Lee. Arance e Martello è infatti una versione alla romana di "Fa' la cosa giusta", in cui tutti i contrasti e controsensi di una città sempre più multietnica vengono fuori in un contesto socio-politico apparentemente eccessivo ma che rimanda ad una triste realtà.
Il film mostra in maniera intelligente una tavolozza di opinioni, idee e personaggi, forse volutamente stereotipati e illogici proprio come l'enorme irrazionalità che si è diffusa in questi ultimi anni. 

Un'opera prima non perfetta, ma meritevole di essere vista, in attesa di un'opera seconda.


lunedì 18 agosto 2014

Picchi di Intelligenza

Cos'è l'intelligenza? Quell'apostrofo invisibile tra le parole "eh?".

Per anni si è abbinata l'intelligenza a due cose: cultura e logica. La prima è una buona propensione a leggere, informarsi, capire e, soprattutto, memorizzare. Le seconda è sicuramente fondamentale per destreggiarsi fra i piccoli e grandi problemi che la vita ci può riservare. Proprio la logica è stata sfruttata come capacità principale per misurare il QI di una persona; è ormai noto a tutti che questo è solo uno spicchio dell'intero concetto di intelligenza.
Solo negli ultimi decenni si sono iniziate a distinguere le numerose e diverse capacità che un uomo può avere, chiamandole, a mio parere erroneamente, "intelligenze". Oltre a quelle logiche e matematiche di cui ho appena parlato si possono individuare, ad esempio, quelle motorie, artistiche e comunicative.

Ciò che stupisce la maggior parte delle persone è il contrasto, presente in alcuni individui, fra diverse capacità. Eppure, qual'è la differenza fra un atleta che non è in grado di fare una moltiplicazione a mente e un abile matematico incapace di prendere un pallone al volo?! Si possono fare svariati esempi per notare come si considerino con valori diversi alcune capacità rispetto ad altre, arrivando quasi ad una discriminazione delle capacità.
Eppure c'è dell'incoerenza anche in questi casi. Se può avere un senso apprezzare gli ingegneri e i ricercatori che lavorano all'evoluzione tecnologica e, quindi, al benessere di tutti i giorni di una collettività, non ha comunque molto senso stimare maggiormente un artista rispetto ad uno sportivo: due categorie che offrono più un piacere emotivo che analitico.
Ovviamente sappiamo entrambi come ciò derivi dalla storia. I grandi artisti, musicisti, pittori e scultori ci sanno estasiare con le loro opere da secoli, mentre le capacità sportive sono state riconosciute solo in un periodo più recente e spesso abbinate più all'aspetto fisico che a quello mentale. Qualcuno afferma addirittura che ciò sia dovuto al fatto che si preferisce apprezzare un buon cervello piuttosto che un buon fisico, dimenticando che un gesto atletico o, più in generale, un'intelligenza sportiva derivi proprio da capacità intellettive.

Non ci si stupisce quindi se un grande ingegnere, un inventore, un affabile politico o un artista siano ricchi e riescano a guadagnare molto più di un cittadino normale grazie ai loro talenti.
Invece, ancora oggi, molti si scandalizzano per i guadagni di alcuni sportivi, in Italia sopratutto per i calciatori. Eppure, di base, tutte queste categorie determinano i valori economici in base a banali leggi di mercato (domanda e offerta).

Se la popolazione italiana ammira più un tiro al volo di Totti rispetto ad un romanzo di Eco o a un film di Sorrentino non ci si dovrebbe scandalizzare, e non li si può neanche paragonare. I loro autori sono tutti e tre intelligenti, ognuno nel suo campo specifico.
Non è colpa dei calciatori se il calcio, o lo sport in generale, è il tema più ricorrente nei dialoghi tra i cittadini. Probabilmente, soprattutto in Italia, apprezziamo maggiormente le capacità emotive, rispetto a quelle analitiche.


giovedì 24 luglio 2014

Elio e Le Storie Tese in Foro Italico

Lunedì 21 Aprile, siamo andati al concerto di Elio e Le Storie Tese. Tipico del loro stile è cambiare quasi sempre il luogo dell'evento, permettendoci di spaziare nei quattro angoli di Roma. Questa volta ci siamo ritrovati allo Stadio centrale del Tennis del Foro Italico.



"Nubi di ieri sul nostro domani odierno" hanno incorniciato un cielo sempre più grigio ed hanno fatto temere che si scatenasse un diluvio ancora prima che iniziasse il concerto. K-way e ombrelli erano pronti all'uso, ma non sono serviti per fortuna. Proprio quando stava iniziando a cadere qualche goccia d'acqua il concerto ha avuto inizio e, per una buffa coincidenza, le nubi rispettosamente hanno scelto di spostarsi da un'altra parte.

Nessuna intro, nessun medley: pronti via, distratti dal clima, si inizia subito forte con un loro classicissimo. Il brano è stato riproposto per intero, come piace a me.

Non so per qual motivo, ma tutto il concerto mi ha dato la sensazione che fosse fatto di fretta. Poco spazio alle chiacchiere fra una canzone e l'altra e, infatti, neanche si finisce di inneggiare Abramo che si passa a un brano estratto da Cicciput, per ricordarci che la fretta è cattiva consigliera.

Si torna indietro di vent'anni a Italyan, Rum Casusu Çikti per questo brano a forma di triangolo con un'innovazione tecnologica nella "ramazzata finale".

O mia bella madunina - TVUMDB
E, quando meno te lo aspetti, soprattutto a Roma, ti parte una versione rivisitata di "O mia bella madunina" che in realtà si interrompe poco dopo, introducendo l'ormai sempre presente TVUMDB, ripescata da Eat the Phikis.

Gargaroz
Ritorniamo quasi ai giorni nostri, con un pezzo estratto da Studentessi, ma ormai quasi un "classico" dei loro concerti.

Storia di un bellimbusto
Riascolto con piacere l'inedito di "Gattini", una delle mie canzoni preferite, con un Mangoni bravissimo a impersonare il bellimbusto e le sue pippate.

Uomini col borsello
Si ritorna di nuovo indietro di vent'anni in quel parco Capello pieno di uomini col borsello in quel capannello.

El Pube
Clayderman Viganò ci declama lo storico racconto di Giorgio e Piero, illudendomi che a breve sarebbe iniziata Il Vitello dai piedi di Balsa. Quando però vedo che Cesareo lascia la sua chitarra per impugnare il campanaccio, non ho più dubbi.

Milza
Forse l'unica canzone inaspettata di tutto il concerto, un pezzo che molti dei presenti non conoscevano e, purtroppo, non hanno apprezzato a dovere. Forse molti sanno e non lo dicono. Invece Milza, suonata dal vivo, diventa anche più bella rispetto alla versione incisa nel 1996.

Tristezza
Ritorna, anche senza Rocco Tanica, la cui assenza si fa sempre più misteriosa, questo inno ad un sentimento sottovalutato e bistrattato.

Heavy Samba
Senza Irene Grandi, ma con Paola Folli (acclamata più che mai dalla folla), ritorna questo canzone in tre atti ballata in piedi su una gamba.

Il vitello dai piedi di balsa (Maracana)
Con un po' di ritardo arriva il boschetto della mia e della tua fantasia, con il sempreverde vitello Mangoni che coreografa il brano e che, come pena aggiuntiva, è costretto ad ascoltare questa volta una versione "eliosa" di Maracana. Sofferenza totale!

Il Rock and Roll
Questa canzone è ormai imprescindibile ad ogni concerto, anche perché come Moby Dick dei Led Zeppelin ci regala ogni volta uno splendido assolo di batteria dell'elvetico Christian Meyer.

La canzone Mononota
Ritorna dopo diciassette mesi dal suo debutto sul palco dell'Ariston, la canzone meno monotona di tutto il loro repertorio, nonostante sia fatta con una sola nota.

Secondo estratto dall'ultimo album (biango), la hit più ballata di ogni primo Maggio.

Parco Sempione
A chiudere (per finta) la serata è un'altra canzone onnipresente negli ultimi concerti del simpatico complessino.


Ritmo della sala prove
Dopo il classico e sempre odiato (da me) finto saluto e la richiesta di bis, il gruppo rientra proponendo il terzo (ed ultimo) estratto dall'album biango.

Il concerto finisce, questa volta veramente, con il più classico dei classici brani di chiusura dei loro concerti. Inneggiando a Panino.



Un concerto umido, tennistico a seconda dei punti di vista, che ha regalato (oddio, il biglietto l'abbiamo pagato) diciotto brani eseguiti in maniera pregevole.
Forse, dopo anni di onnipresenza ai loro concerti, inizio a notare una presenza ormai "fissa" di troppe canzoni. Con l'aggiunta del nuovo album diventa inoltre sempre più difficile poter ascoltare pezzi meno noti. Questa volta è andata bene a "Milza" e "Gimmi I." che, negli ultimi anni, sono sicuramente state cantate meno, però in questo concerto non ho avuto il piacere di ascoltare nessuna canzone del loro primo album: Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu.
Vedremo cosa ci proporranno al prossimo concerto.


sabato 19 luglio 2014

Da Sardo a Laziale in poche semplici mosse.

Solo in questi giorni, nonostante siano anni che vivo a Roma, ho preso residenza a... Fiumicino!

Ridente località nota per il suo aeroporto e ritenuta da molti un quartiere della capitale, Fiumicino è invece uno dei più grandi comuni di tutto il Lazio.
Con una semplice mail all'ufficio anagrafe (con in allegato il modulo stampato, compilato e scannerizzato) abbiamo creato un nuovo capitolo burocratico alle nostre vite.
Proseguiamo quindi, chissà fino a quando, la nostra vita nel particolare quartiere di Parco Leonardo: una via di mezzo fra il paese dei balocchi e un dormitorio. 

Perdo così tutta la mia "sardità" burocratica. Non avrò più agevolazioni territoriali (anche se non le sfruttavo ormai da anni). Rimarrà la storia di questo giovine ligure, cresciuto in Sardegna e diventato ora laziale, geograficamente parlando.




lunedì 23 giugno 2014

La villa sul Lago - 1 - L'arrivo

Quando Roberto vide il cancello della villa rimase basito: nonostante tutti gli aneddoti che il conte gli avesse raccontato non si aspettava un edificio di tali dimensioni. 
La lunga passeggiata che dovette affrontare, bagaglio alla mano, trovò finalmente il suo traguardo. Un enorme cancello in ferro battuto abilmente lavorato lo separava da quell'enorme casa che il conte gli aveva concesso gratuitamente per un periodo illimitato. 
Il conte si vantava spesso delle sue ville, sopratutto di questa, una delle più grandi che possedeva, di fronte al bellissimo lago. Quando Roberto venne a sapere che la villa era costantemente disabitata si fece sfuggire, a mo' di battuta: - "Potresti lasciarmela per una vacanza!". Mai si sarebbe aspettato che il conte, dopo pochi secondi di silenzio, gli avrebbe risposto: - "Certo, volentieri, ci sono oltre dieci domestici che la tengono costantemente pulita, almeno avrebbe un senso il loro stipendio!".
Il conte, ormai anziano, limitava gli spostamenti al minimo necessario e le sue ville sparse per il mondo erano sempre disabitate ma, per un suo vezzo, sempre pronte all'uso, pulite e in ordine grazie al diligente lavoro di un gruppo di domestici. 
Roberto fece conoscenza col primo di questi, poco dopo esser arrivato al cancello: il giardiniere Peter, che arrivò a passo svelto verso di lui per farlo entrare. Il suo aspetto ricordava quello di un tipico taglialegna scandinavo, possente di corporatura, una folta barba marrone e dei capelli lunghi tirati indietro, sempre più radi e stempiati. Probabilmente sorpreso durante il controllo di una delle siepi che delimitava il terreno della villa, Peter fu il primo ad allertarsi al suono del campanello. I membri della servitù da anni lavoravano per la villa senza aver mai avuto un ospite: avevano quindi perso ogni convenzione e regola: il loro compito era tenere curata la villa.
Per questo motivo quando fu loro comunicato che avrebbero dovuto ricevere un ospite del conte rimasero perplessi. Avevano il dubbio che il conte li stesse mettendo alla prova tramite un loro emissario; non erano convinti di un atto di tale generosità per uno sconosciuto.
Roberto conosceva il conte da tanto tempo, la loro non si poteva definire una vera e propria amicizia ma, sotto certi punti di vista, poteva essere addirittura qualcosa di più.
Peter aprì il cancello e, dopo un veloce saluto che ricordava più un colpo di tosse seguito da un goffo inchino, prese il trolley di Roberto e lo condusse verso il portone principale della villa.
Roberto, durante il tragitto, si accorse che sulla porta si erano radunate alcune persone: avvicinandosi intuì che due di essi dovevano essere qualcosa di simile ad un maggiordomo e una governante.
Arrivato ai piedi di una breve scalinata che conduceva al portone notò che i due individui si somigliavano parecchio, entrambi alti, magri, anziani con occhi grigio azzurri.
- "Buongiorno signore, io sono Victor e lei è mia sorella Elvire. Il conte ci ha informati del suo arrivo: abbiamo preparato una delle stanze per gli ospiti, spero non le dispiaccia. Ci segua."
Roberto notò di sfuggita l'ampio ingresso e, dopo una larga rampa di scale e un breve tratto di corridoio, si ritrovò di fronte alla sua stanza. Un letto a due piazze, ben più grande rispetto ad uno normale, troneggiava al centro della stanza. Nella parete laterale era posizionato un armadio che avrebbe potuto contenere molto più del suo misero bagaglio. Gli occhi di Roberto furono però attratti da una piccola scrivania posta subito sotto una delle due finestre, di fronte alla porta.
Da lì sarebbe iniziato il suo nuovo libro.


venerdì 6 giugno 2014

Amicizia - Parte 2 (lettera ad un vecchio amico)

Carissimo, quanto tempo?! 
Eccoci qua. Dopo anni di SMS, chat, telefonate e incontri fugaci ora possiamo dedicarci un po' più di tempo. Sì, perché alla fine a fotterci è sempre lui, il tempo! Anche quando ci si incontra, non possiamo più prenderci quel tempo che nel passato poteva essere un intero pomeriggio a parlar del nulla o del più grande dei problemi, senza orologi a ricordarci altri impegni.
Giornate che, come sogni, nascevano, si evolvevano e potevano non morire mai, fin quando qualcuno non veniva a svegliarci da quel momento ludico e goliardico che spesso ci mandava in overdose di risate.
Ci ritroviamo qui, io a scriverti, tu a leggermi, dedicandoci uno spicchio di tempo un po' più ampio, un po' più intimo. Perché quel tempo passato insieme, che ci ha permesso di costruire i mattoni su cui abbiamo poggiato tutta la nostra maturità, non è stato speso invano e ognuno di noi ha influito sull'altro. 
Perché il poter confrontarci su tutto ha fatto sì che i nostri neuroni rimassero sempre in allenamento, pronti a fronteggiare un ragionamento dietro l'altro senza paura, come un culturista pronto a sollevare bilancieri di ogni peso.
Tutto ciò sicuramente ci manca un po', diventa sempre più raro e difficile. Lavoro, famiglia, decine di impegni ed imprevisti di ogni tipo non ci danno tregua.
Anche quando si riesce a trovare il tempo per due chiacchiere e una birra, si arriva col fiatone, quasi se quell'incontro fosse un "filler" fra l'impegno precedente e quello successivo: pronti a scattare al primo SMS, pronti a volatizzarsi alla prima telefonata. 

Eppure ogni singolo incontro, anche di pochi minuti, ci permette di costruire e modellare quello che siamo agli occhi degli altri, i nostri centomila "noi". Scegliamo di mostrare a ogni occasione un pezzo di puzzle che rappresenta qualcosa di noi, bello o brutto che sia. Non importa che quel pezzo sia monocolore o psichedelico, non importa se quel piccolo spicchio mostri qualcosa di già visto, perché alla fine noi per gli altri saremo sempre un puzzle di ricordi, di momenti.
Sarà la memoria di ognuno di noi a unire i pezzi di puzzle che le persone ci offrono ad ogni incontro e definire nella nostra testa ciò che sono. Anche se spesso questi puzzle sono incompleti o ambigui, ci permettono di mostrarci ed essere centomila persone diverse.
Per questo a te, mio caro amico, ho provato a mostrare tutto il mio essere, tutta la mia gamma di colori, tutti i pezzi del mio puzzle, per darti un'immagine più vicina possibile a quello che sono realmente.
Non mi interessa se l'ultimo collega arrivato o il più distratto dei miei conoscenti vede un'immagine confusa, minima e, spesso, completamente diversa da ciò che è la realtà. Sono ben conscio di mostrare a molti tante versioni di me, ma con te ho sempre provato a fare uno sforzo: mostrare me stesso.
Per questo, nonostante il rammarico di non poterti dedicare tutto il tempo di cui avremmo bisogno, mi accontento di mostrarti un altro piccolo frammento di puzzle.


sabato 24 maggio 2014

Celebrità

Ormai sono poche le persone che non hanno mai provato un ristorante cinese. I prezzi contenuti offrono un'ottima occasione per spezzare la routine casalinga e concedersi una serata diversa dal solito. Qualcuno, ormai pochi, ha ancora un pregiudizio, razziale o culinario che sia, che dovrebbe provare a togliersi, soprattutto se capita nella zona di Colli Aniene a Roma.
Qui il ristorante Celebrità potrà fornire una cena degna di nota. Io e mia moglie siamo ormai di casa. Per anni, avendo abitato nella zona, ci siamo tolti tante soddisfazioni. Anche oggi, nonostante i trenta chilometri che ci separano, non perdiamo l'occasione di ritornare ad assaggiare gli ottimi piatti che i cuochi preparano con talento e dedizione. 
Sono tanti gli amici e i parenti a cui abbiamo fatto conoscere questo locale. Alcuni di questi, legati alla cucina tradizionale italiana, erano titubanti, ma una volta finita la cena si sono ricreduti.

Tantissimi i piatti che si possono provare, eccone alcuni:

Riso Ananas e Pollo.

Maiale in agro piccante.

Gamberi con pane croccante.

Maiale fritto in agro dolce.

Uova centenarie (per i più coraggiosi).

Anche se un'immagine vale più di mille parole, un assaggio di questi piatti vale più di mille foto.
Buon appetito.

venerdì 9 maggio 2014

The Grand Budapest Hotel

Da tanto non consigliavo un film. The Grand Budapest Hotel è un opera strana, tipica del regista Wes Anderson, che mi ha affascinato per la poesia e la leggerezza con cui crea una parodia della realtà. Una storia che attraversa la storia del ventesimo secolo, ispirata ai racconti di Stefan Zweig
Nel caso non riconosciate uno dei tantissimi attori famosi che compongono il cast, questa foto potrà aiutarvi.  


Se volete seguire il consiglio, approfittatene subito, perché questa settimana c'è la Festa del Cinema

giovedì 1 maggio 2014

Rotolando verso Nord

Come tanti italiani ho approfittato della vicinanza fra Pasquetta e il 25 Aprile per fare un bel ponte, lontano dal lavoro, lontano da Roma.
Inizialmente abbiamo trascorso una breve ma intensa Pasqua-Pasquetta in Puglia, di cui abbiamo una diapositiva.


Martedì pomeriggio abbiamo fatto armi e bagagli e siam rientrati momentaneamente a Roma. Cambio di valigia, sonno leggero e mercoledì mattina eravamo di nuovo in auto pronti a rotolare verso Nord.
Approfittando del bel tempo ci siamo fermati a Siena. Una visita veloce alla cattedrale e a piazza del Campo ha anticipato un pranzo succulento alla Taverna di San Giuseppe, di cui abbiamo una diapositiva.



Dopo un saluto a Siena...

... siamo ripartiti verso Nord.

Verso sera siamo così arrivati in Liguria: la mia terra natia!
Ebbene sì, dopo anni di tentativi a vuoto, finalmente siamo riusciti a prendere armi e bagagli e rotolare per qualche giorno verso il luogo in cui ho trascorso i primi anni della mia vita. Grazie alla disponibilità di cari amici di famiglia ho potuto ritrovare posti che non vedevo ormai da dodici anni: come la mia vecchia casa a Vispa, una frazione di Carcare.


Abbiamo avuto la fortuna di esser ospiti in una casa che si affaccia nel verde e in cui lo smog è un termine ignoto.


Abbiamo approfittato del tempo a disposizione per fare i turisti e visitare alcuni dei bei posti che la Liguria offre, come Portofino.


Un borgo incastonato in un promontorio che regala ossigeno e scorci mozzafiato. Nel viaggio, fra andata e ritorno, abbiamo avuto l'occasione di attraversare altri luoghi noti della zona: Rapallo, Santa Margherita Ligure, Camogli e Recco.
Nello stesso pomeriggio non abbiamo perso l'occasione di visitare anche l'enorme acquario di Genova fra delfini, squali e carezze alle razze.





Nonostante sapessimo che l'acquario è uno dei più grandi al mondo, siamo rimasti piacevolmente sorpresi dall'organizzazione delle vasche e dal percorso guidato nelle varie aree. Un'esperienza che consigliamo a tutti.

Nei giorni successivi, le gite turistiche sono proseguite anche verso ponente, passeggiando sul lungomare di Finale Ligure dove abbiamo potuto assistere, fra l'altro, al passaggio di una simpatica banda (che mi ricordava il gruppo TNT) che ha attraversato il lungomare suonando tipiche canzoni... partenopee!



Anche in questo caso abbiamo approfittato, durante il viaggio, dei panorami che la bella giornata ci ha permesso di gustarci, passando per paesi caratteristici come Noli, Bergeggi e Spotorno.


Non è mancato il cibo. La gentilissima signora che ci ha ospitato ci ha ingrassato per bene con la sua abilità fra i fornelli. Ci ha preparato pasta fatta in casa degna di Masterchef: tagliatelle al ragù e pansotti ripieni di spinaci con burro e salvia. Ottimi pure i secondi: agnello in umido e arrosto di vitello. Ma non sono mancate frittate, crostate, torte e pizze fatte in casa.
Una delle sere, per cena, abbiamo provato anche la farinata di ceci.


Una vacanza perfetta, o quasi, rovinata solo dal viaggio di ritorno completamente accompagnato da una pioggia a tratti anche troppo violenta. Pioggia che ha impedito di fermarci a Pisa, come avevamo organizzato. In ogni caso siamo rimasti soddisfatti di questa vacanza e mia moglie, pugliese di nascita, ha proposto un gemellaggio con Savona, soprattutto dopo aver letto questo cartello.


domenica 6 aprile 2014

Eataly

Da quasi due anni, adiacente alla stazione Ostiense, Eataly ha aperto i battenti anche a Roma. Ho organizzato però una visita esplorativa solo il fine settimana scorso, sfruttando l'occasione dello street food festival.


Devo ammettere che, nonostante le numerose descrizioni fornitemi da chi aveva già visto questo moderno supermercato, sono rimasto piacevolmente sorpreso nel provare di persona cosa sia in realtà Eataly: tre piani di supermercato dedicati a cibi e bevande, con al suo interno aree di ristorazione di vario genere. Una Fnac dell'alimentazione. Colori e profumi inebrianti.
La ricercatezza di ciò che si può comprare o mangiare è un valore aggiunto non indifferente, che ti trasmette prepotentemente il messaggio "Non ti trovi in un banale supermercato, ti trovi a Eataly!".
Il festival, col suo meccanismo a gettoni, ci ha permesso di assaggiare (a me e mia moglie) otto diverse pietanze pagando solo trenta euro.
Attraversando così tutte le aeree dell'edificio abbiamo creato un menu ricco di pietanze etniche:
"Bahn Mi": un tipico panino vietnamita, ottimo per aprire lo stomaco;
"Tacos de Queso con pollo": piatto messicano, anche se abbiamo evitato di condirlo con la sua tipica salsa piccante;
"Curry giallo": piatto indiano di riso al curry giallo, che ha iniziato a riempirci lo stomaco;
"Empanadas": dall'Argentina la carne è qui;
"Gyros Pita": direttamente dalla Grecia un trionfo di carne e salsa tzatziki;
"Insalata di polpo con cipolla rossa, pomodorini e verza": dall'Italia, con sapore;
"Maritozzo col gelato Venchi": per avviarci alla conclusione con dolcezza;
"Cupcake e Cookies": per chiudere questa cena a tappe con un ultimo tocco di esterofilia made in USA.



Ovviamente i piatti non provati sono stati molti di più di quelli provati, tra l'altro alcuni presenti solo per l'occasione, ma l'istinto ha segnato il nostro menu. Un particolare che ho gradito è stato quello di poter bere acqua gratis in vari punti dell'edificio.
La nostra serata, accompagnata nei vari piani dalla musica suonata dal vivo dai simpatici Pink Puffers, si è conclusa facendoci uscire da Eataly sazi e soddisfatti, convinti che una seconda visita non tarderà ad arrivare.


sabato 22 marzo 2014

SatiristaS

Vi ricordate di Maurizio D. Capuano?
Come no?! Vi ho parlato di lui poco meno di due anni fa con questo post
Fra le varie cose utili che cerca di fare, una delle sue missioni è quella di diffondere la satira. Un piccolo Piero Angela della comicità intelligente. 
Uno dei suoi ultimi consigli è stato quello di leggere Satiristas. Si tratta di una raccolta di interviste a decine dei più importanti rappresentanti statunitensi (ma non solo) di una delle più complesse forme di comicità: la satira, principalmente nella forma dello Stand-up comedy.
Un interessante viaggio di oltre quarant'anni di comicità attraverso una trasversalità di voci e stili diversi: da Robin Williams a Stephen Colbert, da Bill Maher a George Carlin.
L'autore delle interviste, Paul Provenza, svela cosa si celi dietro la scrittura di uno spettacolo satirico, cercando di comprendere se e come un autore satirico possa influenzare il pensiero del suo pubblico. Le risposte ricevute fanno capire come ogni comico, in base all'esperienza e al periodo in cui è cresciuto, abbia costruito il suo stile e lanciato il suo messaggio. Unico comune denominatore è la mancanza di limiti imposti. Ogni intervistato ha evidenziato come la libertà di parola sia fondamentale e la censura sia solo l'esempio dell'incapacità di comprendere chi sia il vero bersaglio di un pezzo satirico.



Fra un'intervista e l'altra mi chiedevo come mai la satira non sia arrivata al grande successo in Italia. Nonostante molti comici o programmi si definiscano tali, la satira è un qualcosa che al massimo ci ha sfiorato. Daniele Luttazzi è stato l'unico esempio di autore satirico di successo. Anche se gran parte del suo materiale era estrapolato proprio dagli autori statunitensi, è stato l'unico a proporsi con una vera impostazione satirica. Dietro di lui il nulla. Tanti piccoli esempi ci sono (vedi lo stesso Capuano) ma nessuno che sia riuscito a imporsi al grande pubblico e, soprattutto, a imporre la satira come forma alternativa di comicità.
La maggior parte dei comici amano ottenere il massimo con il minimo sforzo: tormentoni, sberleffi e imitazioni sono ciò che spesso propongono e, forse, meglio sanno fare.
Possibile che il pubblico italiano sia così ignorante da non saper apprezzare qualcosa di più complesso ed edificante?




martedì 18 marzo 2014

Amicizia - Parte 1




"Cos'è l'Amicizia?" era il titolo di un tema proposto dalla nostra professoressa di italiano ormai vent'anni fa. Un tema che all'epoca fece riflettere tanto il giovane Ykaro (non ancora Zio).
Una domanda molto banale, un titolo classico da proporre ad una classe di brufolosi ragazzini delle scuole medie. La risposta è tutto fuorché scontata. Da quel giorno, ogni tanto, mi chiedo ancora adesso cosa sia l'amicizia. Pochi anni dopo quel tema un coetaneo, con cui uscivo spesso in quel periodo, mi disse: "Io non ho amici, ho solo conoscenti". Una frase pesante da digerire a quindici anni, soprattutto da una persona che tu ritieni "amica".
Ma cos'è effettivamente l'amicizia? Forse, per un ragazzo che cresce in Sardegna, potrebbe essere l'apostrofo verde dopo la frase "ti coddiri!": un legame, fatto di risate, che ti unisce virtualmente anche a chilometri di distanza, per sempre. 
Amicizia è mandarsi a farsi fottere col sorriso sulle labbra. Parlar male l'uno dell'altro a viso aperto. Non conformarsi, ma confrontarsi. Amicizia è non conoscere rancori e saper prendere con la giusta leggerezza ogni cosa.
O forse no.
Da quando vivo a Roma ho notato come per creare qualcosa che possa definirsi amicizia servano radici, ricordi di infanzia, esperienze comuni. Inizi a definire le persone che ti stanno accanto con termini nuovi, diversi da "parente" o "amico". Inizi a usare: collega, capo, cliente. In questo modo inserisci in una cerchia chiunque, come in un gioco di ruolo routinario (o come G+). Puoi anche arrivare a provare una stima enorme per alcuni, uscirci in gruppo, da solo, giocarci a pallavolo o a calcetto, farci un viaggio, ma difficilmente li vedrai in modo diverso da un collega, un capo o un cliente. 
E, come profetizzava il mio amico (sempre che possa definirlo tale!), ti riempi la vita di conoscenti. Persone di cui alla fine sai poco e nulla, con cui è complesso vedersi per bere una birra o mangiare un boccone. Persone con cui è quasi impossibile confidarsi.
O forse no. 
Forse l'amicizia è il frutto dell'evoluzione di quell'animale sociale, di cui già parlava Aristotele, che ci obbliga a unirci ad altri, a volte affezionandosi a loro, a volte stimandoli, a volte sfruttandoli, per sopravvivere al mondo che ci costruiamo intorno. Forse proprio per questo l'eremita è l'esempio estremo di cosa non sia l'amicizia: stare benissimo da soli, in quel mondo fatto di se stessi, senza l'esigenza degli altri.



   

domenica 9 marzo 2014

Sahara

Siete mai stati in Eritrea
Io no, però ieri ho avuto il piacere di cenare in un ristorante eritreo: Ristorante Sahara
Un posto carino, semplice, che insegna come l'apparenza inganni, un libro non si giudichi dalla copertina e tante altre frasi fatte. 
Per l'appunto, nonostante il menu non offra una scelta variegata e a prima vista i piatti sembrino dei mappazzoni, già dal primo boccone si viene conquistati da sapori forti e convincenti. 
Le spezie e i sapori piccanti sono il pezzo forte, ma anche chi non ama il piccante può trovare soddisfazioni sia negli antipasti che nei piatti principali. Le verdure saporite accompagnano perfettamente la carne, manzo o agnello che sia.
Se vi piace la cucina etnica e vi trovate dalle parti di Piazza Bologna non fatevi sfuggire l'occasione.


mercoledì 26 febbraio 2014

Smetto quando voglio

Ridere apre la mente, permette di vedere dalla giusta prospettiva e con leggerezza tante brutte realtà. Roma, degna capitale d'Italia sia per le sue bellezze che per le sue nefandezze, permette di osservare tutto ciò che può regalare questa nazione. Smetto quando voglio è un film che mostra queste realtà, che spesso si finge di non vedere o, ancora peggio, vengono interpretate nel modo sbagliato. 
Questo film ci presenta una realtà devastante, passando dal mondo dell'università al lavoro precario e dall'accidia giovanile alle poche alternative di indipendenza economica.
Per fortuna lo fa regalandoci risate dall'inizio alla fine. Tante risate che quasi ci distraggono ma che, una volta scemata l'ilarità, lasciano spazio alle riflessioni.
Un ottimo film, ben diretto e, soprattutto, ben interpretato dai tanti attori (Edoardo Leo ottimo protagonista). Un film dal sapore e ritmi USA, molto poco italiano, nonostante tutto. 
Buona visione.


lunedì 17 febbraio 2014

Era un tipo strano.

Gli piaceva mettere ogni giorno una sveglia, ma per ricordarsi quando doveva andare a dormire, non per svegliarsi.

Era un tipo strano.

Amava stare al sole, completamente vestito.

Era un tipo strano.

Faceva le scale mobili al contrario, per evitare di andare in palestra.

Era un tipo strano. 

Leggeva i libri alternando le pagine, prima tutte le dispari, poi tutte le pari, poi univa tutto nella testa. Così si girava nel letto una sola volta.

Era un tipo strano.

Da bambino non bruciava le formiche, gli dava gli strumenti per farlo da sole. 

Era un tipo strano.

Amava stare sulla neve, completamente nudo.

Era un tipo strano.

Leggeva gli oroscopi per evitare che gli succedesse quello che gli predicevano. Tutti e dodici i segni. 

Era un tipo strano.

Andava al cinema, ma entrava in sala solo alla fine. Per vedersi i titoli di coda.

Era un tipo strano.

O forse lo ero io, che lo seguivo, lo osservavo, lo ritenevo strano solo perché insolito, diverso dagli altri. Lui in fondo non dava realmente fastidio a nessuno. Il fastidio le persone se lo creavano da sole a veder qualcuno far qualcosa fuori dai canoni. Ma poi mi chiedo, quanti solitari ci sono come lui, quanti? Forse troppo pochi. 


venerdì 14 febbraio 2014

Il Gene Egoista

Da pochi anni ho scoperto l'esistenza di un uomo che ignoravo completamente: Richard Dawkins


La grandezza di quest'uomo sta nel fatto di essere, oltre che un importante biologo, un bravissimo divulgatore scientifico. Da grande ignorante quale sono, ho sempre ammirato chi riesce a spiegare concetti molto complessi ai "profani". Molto interessanti i suoi documentari sulla religione e i libri a essa dedicati, ma oggi vi voglio parlare di un libro che da poco tempo ho finito di leggere, uno dei suoi saggi più famosi: Il gene egoista (nella sua edizione del 1989 arricchita con due capitoli aggiuntivi e molte note utili a spiegare ancora meglio la sua teoria).
La teoria incentra tutta l'evoluzione sui pool genetici, dando loro il ruolo principale nell'evoluzione di tutte le specie, dal brodo primordiale a oggi. Una teoria nata negli anni '70 che colpì e influenzò i genetisti di tutto il mondo. Molti oggi la considerano fondamentale perché spiega molto bene uno degli ingranaggi principali dell'evoluzione, ma allo stesso tempo la considerano non sufficiente. Gli ingranaggi pare siano molti di più e le dinamiche in gioco molto più complesse.
Mentre leggevo questo libro, la cui prima edizione è addirittura del 1976, ho pensato: "Perché scopro quest'uomo e la sua teoria solo ora? Perché a scuola nessuno me ne ha vagamente accennato?". Chissà, magari il professor Zurrida qualcosa avrà anche accennato e io nel frattempo ero in preda a film mentali mentre guardavo le nuvole, ma non credo, molti programmi scolastici si fermavano (quando andavo a scuola io) al XIX secolo. 
Ora, nonostante questa teoria sia oggi considerata "necessaria ma non sufficiente" (qualcuno osa dire addirittura superata), consiglio a tutti la lettura di questo saggio per tre buone ragioni:

- Leggere è sempre una buona ragione e, per chi legge solo romanzi, leggere un saggio che parla di realtà potrebbe essere ancora più affascinante.

- Al termine della scuola, la maggior parte della propria cultura riguardo la genetica si limita a Darwin con le sue Galapagos e Mendel coi suoi piselli rugosi. Il gene egoista, aldilà della sua teoria, riparte da Darwin e Mendel e ci riavvicina agli sviluppi più attuali delle moderne teorie genetiche, creando la base per tutto quello che è venuto dopo con decine di esempi reali inerenti animali e insetti di ogni tipo. 

- Il libro è scritto in maniera veramente semplice. Lo scrittore stesso ammette che nelle varie revisioni ha lavorato molto per rendere comprensibili a tutti i concetti espressi, per divulgare la sua teoria e tutto ciò che ne deriva nel modo più facile da apprendere anche per chi, come me, fosse un profano. 

Leggere questo saggio ritengo comunque sia propedeutico per tutte le letture successive sull'argomento, anche perché ormai tutti, nel bene o nel male, fanno riferimento al Gene Egoista.

domenica 2 febbraio 2014

Arrestate il Morto

Raramente vado a teatro, il cinema e la musica mi attraggono maggiormente. Devo ammettere però che quando mi capita di andarci rimango sempre soddisfatto. Probabilmente, entrando facilmente in empatia con le persone, tendo ad apprezzare gli attori in carne ed ossa che inscenano un dramma o una commedia.
Se però ieri fra i bravi attori che hanno inscenato lo spettacolo non ci fosse stato un mio collega a debuttare in questa insolita (ma non inappropriata) veste, non mi sarei gustato "Arrestate il Morto".

L'opera scritta e interpretata da Josè Fiori sbarca per la prima volta a Roma. In un misto di Napoletano e Italiano richiama i tipici equivoci della commedia all'italiana, andando però a utilizzare ritmi più vicini al cinema e alla televisione. Le risate e le sorprese non mancano e quasi tutti gli attori della compagnia hanno offerto un'ottima prestazione, senza sfigurare rispetto ad altri nomi più blasonati.

Anche il mio collega, personaggio nella vita e attore nel suo modo di raccontare aneddoti, è riuscito a non deludere le attese e a lui vanno i miei complimenti: se recitare in un teatro davanti ad oltre quattrocento persone è difficile per un attore, figuriamoci per un informatico!


venerdì 31 gennaio 2014

Sento di sognare ad occhi aperti

La vita è fatta di sogni, realtà e sensazioni.
Sono tre cose ben distinte, scisse fra loro, che si intersecano con pesi specifici molto diversi.

Su cosa siano i sogni c'è ben poco da dire. Non parlo di quelli notturni, in quella bellissima fase R.E.M. in cui gli occhi si muovono all'impazzata e (a quanto dice mia moglie) a volte anche gambe e braccia in preda a momenti di semi-sonnambulismo. Parlo dei sogni ad occhi aperti che si iniziano da bambini e si continuano da ragazzi e da adulti. Nonostante si cresca, i sogni spesso rimangono molto simili. Sognare di diventare ricchi sfondati, famosi o immortali può essere comune a molti: soprattutto a chi non è ricco, famoso o immortale.

La realtà è ciò che sembra sempre più triste di quel che poi è. Ciò succede perché ci si ricorda più facilmente delle brutte esperienze che dei bei momenti. Questo, sommato ad una routine lavorativa spesso molto noiosa, la rende un peso per chi si sente rinchiuso in un mondo che non gli appartiene e vede sprecato il suo talento, le sue idee, i suoi sogni appunto.

Ci sono poi le sensazioni. Momenti brevi che possono condizionare qualche minuto, qualche ora o qualche giorno. A volte sembrano pillole di preveggenza, forse sono elaborazioni probabilistiche che il nostro cervello ci mostra proiettandoci in un potenziale futuro prossimo. Magari proprio queste sensazioni sono il filo che lega la realtà ai sogni. Sono quei piccoli momenti ben immortalati ne "I sogni segreti di Walter Mitty". Proprio come avviene nel film, ciò che ci sembra più triste, la realtà, può regalarci invece le più grandi avventure, i migliori entusiasmi. L'unico sforzo che dobbiamo fare è goderci la realtà e non viverla col distacco di chi la sente lontana. Facciamo sì che la realtà sia il nostro teatro e noi i protagonisti.
Un altro buon film che può aiutare questo percorso, soprattutto nella sua morale finale, è il bellissimo "Questione di tempo". Se non li avete ancora visti, ve li consiglio entrambi. Poi ritornate su questo blog, rileggete questo post e rifletteteci un poco. Buona visione.









venerdì 10 gennaio 2014

Williams batte J.Fox

Nell'autunno dell'anno appena passato io e la mia dolce metà aspettavamo con ansia l'avvio di due nuove serie TV: The Michael J. Fox Show e The Crazy Ones. Come si intuisce dal titolo, la prima è capeggiata dal sempre giovane Michael J. Fox, mentre la seconda vede come protagonista principale Robin Williams.



Due attori molto amati da giovani e meno giovani, ma soprattutto da noi!
Ci aspettavamo due serie brillanti: per entrambi gli attori era un ritorno particolare.

Micheal J. Fox dopo il grande successo di Casa Keaton e Spin City voleva tornare, nonostante la malattia che ha segnato la sua vita, con una serie dello stesso spessore. Purtroppo non è andata così. La serie non è né brutta né trash, però è troppo semplice. Racconta in chiave ironica la vita di una tipica famiglia borghese di New York, non riuscendo però a innescare quasi mai una bella risata. Una di quelle serie che ti fa sorridere ma nulla di più, lasciandoti lievemente insoddisfatto alla fine di ogni puntata. Non sono così esperto da capire se il problema nasca dalla sceneggiatura, dagli attori, dal tema trattato (semplici dinamiche familiari potevano andare bene negli anni '80, ora sono un po' abusate e obsolete) o da un insieme di queste cose. Personalmente non amo neanche l'uso del falso documentario, un po' copiato da Modern Family; lo trovo poco originale e non efficace per le vicende narrate.

Robin Williams dopo oltre tre decadi decide di tornare protagonista di una serie TV. Tanti della mia generazione sono rimasti legati al personaggio di Mork, lo stralunato alieno che arrivava con un uovo da Ork, che lo lanciò al grande pubblico, avviandolo ad una carriera ricca di film e successi.
Questa nuova serie lo vede titolare di un'agenzia pubblicitaria in cui il suo lato istrionico prevale su qualsiasi altra cosa. Williams è ben accompagnato da attori capaci di stare al passo di un genio come lui senza sfigurare, tra cui una sempre più credibile Sarah Michelle Gellar.
Le risate non mancano, anche se sembra mancare un forte filo conduttore. Le puntate sono un po' troppo fini a se stesse, ma per una comedy non è un grosso danno. Apprezzo molto soprattutto la scelta di mostrare, alla fine di ogni puntata, le "papere" degli attori durante le riprese e, soprattutto, le improvvisazioni di Robin Williams.
Purtroppo pare che entrambe le serie negli USA, a causa degli ascolti bassissimi, rischino di essere cancellate dopo una sola stagione. Spero non succeda ma, se devo salvarne una, mi auguro vinca Williams.