giovedì 24 luglio 2014

Elio e Le Storie Tese in Foro Italico

Lunedì 21 Aprile, siamo andati al concerto di Elio e Le Storie Tese. Tipico del loro stile è cambiare quasi sempre il luogo dell'evento, permettendoci di spaziare nei quattro angoli di Roma. Questa volta ci siamo ritrovati allo Stadio centrale del Tennis del Foro Italico.



"Nubi di ieri sul nostro domani odierno" hanno incorniciato un cielo sempre più grigio ed hanno fatto temere che si scatenasse un diluvio ancora prima che iniziasse il concerto. K-way e ombrelli erano pronti all'uso, ma non sono serviti per fortuna. Proprio quando stava iniziando a cadere qualche goccia d'acqua il concerto ha avuto inizio e, per una buffa coincidenza, le nubi rispettosamente hanno scelto di spostarsi da un'altra parte.

Nessuna intro, nessun medley: pronti via, distratti dal clima, si inizia subito forte con un loro classicissimo. Il brano è stato riproposto per intero, come piace a me.

Non so per qual motivo, ma tutto il concerto mi ha dato la sensazione che fosse fatto di fretta. Poco spazio alle chiacchiere fra una canzone e l'altra e, infatti, neanche si finisce di inneggiare Abramo che si passa a un brano estratto da Cicciput, per ricordarci che la fretta è cattiva consigliera.

Si torna indietro di vent'anni a Italyan, Rum Casusu Çikti per questo brano a forma di triangolo con un'innovazione tecnologica nella "ramazzata finale".

O mia bella madunina - TVUMDB
E, quando meno te lo aspetti, soprattutto a Roma, ti parte una versione rivisitata di "O mia bella madunina" che in realtà si interrompe poco dopo, introducendo l'ormai sempre presente TVUMDB, ripescata da Eat the Phikis.

Gargaroz
Ritorniamo quasi ai giorni nostri, con un pezzo estratto da Studentessi, ma ormai quasi un "classico" dei loro concerti.

Storia di un bellimbusto
Riascolto con piacere l'inedito di "Gattini", una delle mie canzoni preferite, con un Mangoni bravissimo a impersonare il bellimbusto e le sue pippate.

Uomini col borsello
Si ritorna di nuovo indietro di vent'anni in quel parco Capello pieno di uomini col borsello in quel capannello.

El Pube
Clayderman Viganò ci declama lo storico racconto di Giorgio e Piero, illudendomi che a breve sarebbe iniziata Il Vitello dai piedi di Balsa. Quando però vedo che Cesareo lascia la sua chitarra per impugnare il campanaccio, non ho più dubbi.

Milza
Forse l'unica canzone inaspettata di tutto il concerto, un pezzo che molti dei presenti non conoscevano e, purtroppo, non hanno apprezzato a dovere. Forse molti sanno e non lo dicono. Invece Milza, suonata dal vivo, diventa anche più bella rispetto alla versione incisa nel 1996.

Tristezza
Ritorna, anche senza Rocco Tanica, la cui assenza si fa sempre più misteriosa, questo inno ad un sentimento sottovalutato e bistrattato.

Heavy Samba
Senza Irene Grandi, ma con Paola Folli (acclamata più che mai dalla folla), ritorna questo canzone in tre atti ballata in piedi su una gamba.

Il vitello dai piedi di balsa (Maracana)
Con un po' di ritardo arriva il boschetto della mia e della tua fantasia, con il sempreverde vitello Mangoni che coreografa il brano e che, come pena aggiuntiva, è costretto ad ascoltare questa volta una versione "eliosa" di Maracana. Sofferenza totale!

Il Rock and Roll
Questa canzone è ormai imprescindibile ad ogni concerto, anche perché come Moby Dick dei Led Zeppelin ci regala ogni volta uno splendido assolo di batteria dell'elvetico Christian Meyer.

La canzone Mononota
Ritorna dopo diciassette mesi dal suo debutto sul palco dell'Ariston, la canzone meno monotona di tutto il loro repertorio, nonostante sia fatta con una sola nota.

Secondo estratto dall'ultimo album (biango), la hit più ballata di ogni primo Maggio.

Parco Sempione
A chiudere (per finta) la serata è un'altra canzone onnipresente negli ultimi concerti del simpatico complessino.


Ritmo della sala prove
Dopo il classico e sempre odiato (da me) finto saluto e la richiesta di bis, il gruppo rientra proponendo il terzo (ed ultimo) estratto dall'album biango.

Il concerto finisce, questa volta veramente, con il più classico dei classici brani di chiusura dei loro concerti. Inneggiando a Panino.



Un concerto umido, tennistico a seconda dei punti di vista, che ha regalato (oddio, il biglietto l'abbiamo pagato) diciotto brani eseguiti in maniera pregevole.
Forse, dopo anni di onnipresenza ai loro concerti, inizio a notare una presenza ormai "fissa" di troppe canzoni. Con l'aggiunta del nuovo album diventa inoltre sempre più difficile poter ascoltare pezzi meno noti. Questa volta è andata bene a "Milza" e "Gimmi I." che, negli ultimi anni, sono sicuramente state cantate meno, però in questo concerto non ho avuto il piacere di ascoltare nessuna canzone del loro primo album: Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu.
Vedremo cosa ci proporranno al prossimo concerto.