venerdì 24 aprile 2015

Riflessi

Rientro a casa dopo le classiche otto ore lavorative di ogni giorno; riesco a prendere la metropolitana al volo. Mi infilo a fatica fra le due file di posti a sedere che separano le due porte del vagone. Ormai è sera. Buio nel cielo come nei pensieri di chi si incontra nella solita metropolitana sempre troppo piena.
Mi ritrovo così ad osservare i volti riflessi dal vetro situato sopra i sedili. La calca fa sì che i volti non siano pochi. 

Al mio fianco una donna di mezz'età guarda oltre il vetro. I suoi boccoli biondi sono lo scudo contro gli sguardi degli altri. In pochi notano i suoi occhi stanchi e pieni di ansia. Sa che al suo rientro a casa non terminerà le sue fatiche, anzi, una cena da preparare e una famiglia da gestire potrebbero essere per lei il vero lavoro. Il suo sguardo corre ben oltre, spinto dalla preoccupazione per i suoi figli. 
Al suo fianco un giovane ragazzo in giacca e cravatta si mantiene con decisione al tubo orizzontale che sovrasta le nostre teste. Il suo aspetto impeccabile denota sicurezza, fiducia nelle sue capacità. Non ha bisogno degli altri. I suoi occhi non si schiodano dal suo smartphone. Il resto è invisibile per lui. Si protegge con il suo conformismo e nella sua carriera vede l'unico percorso da intraprendere.
Non nota neanche la giovane e bella ragazza al suo fianco, nonostante il suo zaino ingombri eccessivamente il poco spazio. La sua serenità fa intuire come sia una matricola universitaria all'inizio di un lungo viaggio ricco di possibilità e speranze. I suoi occhi osservano tutto ciò che sta attorno a lei aiutandosi con i riflessi del vetro. Studia tutto: dalle mani che stringono con forza le sbarre, ai corpi che si incastrano nello spazio ridotto del vagone. Siamo per lei figure irregolari che occupano uno spazio. Non siamo persone senzienti. Non si accorge neanche dello sguardo fisso del ragazzo al suo fianco: un giovane arrogante, sicuro del suo bell'aspetto e dei suoi capi firmati. Talmente sicuro di se stesso da non porsi alcun problema nell'ostentare lo sguardo sulla avvenente universitaria. Anzi, quasi è infastidito perché lei non si accorge di lui. Com'è possibile che lei non abbia notato la sua perfezione?
Di lui si è accorto invece un anziano dall'occhio giovane. Un signore che, come me, attraverso i riflessi del vetro, osserva i quattro personaggi che ci separano. 
Chissà se i suoi pensieri sono gli stessi miei. Chissà se anche lui sente l'enorme solitudine che affolla questa metropolitana.